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Alessandro F

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Tutti i contenuti di Alessandro F

  1. Clavariadelphus ligula (Schaeff.) Donk Gregario e numeroso Questi crescevano su rametti di abete rosso
  2. Hypholoma capnoides (Fr.: Fr.) Kummer Dal TUTTO FUNGHI, pag. 429: “Hypholoma capnoides, commestibile, è molto simile a H. fasciculare, velenoso, e per questo è un fungo per esperti, che vale la pena di cogliere solo se si è certi della determinazione. Esso possiede innanzitutto carne dolce e non amara, lamelle di colore grigio-biancastre poi grigio-violette con assenza di toni giallo-verdastri; il cappello è solitamente su cromatismi più caldi, giallo-aranciato con il centro rossastro; lignicolo, cresce anch’esso su tronchi o ceppi degradati di conifere.”
  3. Altra carrellata di Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker in gruppo anello a gonnellino
  4. Tremiscus helvelloides (De Cand.: Fr.) Donk Splendida specie estiva-autunnale a forma di petalo o di spatola che per l'aspetto e il colore non dovrebbe creare problemi di identificazione. Il colore della parte interna va infatti dal rosso-salmone al rosso-lampone con sfumature arancio, all'esterno si presenta più chiaro e alla base diventa biancastro all'inserzione nel terreno. Le sue superfici sono lisce e l'imenoforo è distribuito nella parte superiore della superficie esterna, ma non è distinguibile ad occhio nudo. Gli può somigliare Microstoma protracta, un Ascomicete dal colore rosso vivace, a forma di coppa ma con gambo piuttosto lungo terminante con una sorta di radice nerastra; altro Ascomicete relativamente somigliante è Sarcoscypha coccinea, specie invernale o primaverile, lignicola, che ha forma di coppa dotata di peduncolo, rosso-scarlatto all'interno e rosata all'esterno. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 138: "È un fungo di montagna, cresce nelle radure dei boschi di conifere, tra l'erba e lungo i sentieri, predilige le zona umide e ricche di detriti marcescenti. Può crescere anche direttamente su legno di ceppaie in disfacimento ma gli esemplari più belli e grandi si trovano nei prati umidi e incolti, sulle parti basse delle piste da sci dove forma gruppi di numerosi esemplari ammassati come mazzetti di fiori rossi tra l'erba. Si tratta di un discreto commestibile, di consistenza gelatinosa e sapore leggero che è praticamente sconosciuto alla massa dei consumatori. Può essere utilizzato crudo per preparare un'insalata rossa veramente curiosa."
  5. Lactarius deterrimus Gröger Caratteri salienti per la determinazione di questo Lactarius sono: habitat nelle foreste umide di Peccio; latice poco fluido e poco abbondante, di color carota (con viraggio dopo qualche decina di minuto all'arancio-rossastro), di sapore mite all'inizio, poi un po' acre; cappello privo di zonature con colori dall'arancio intenso all'arancio-brunastro; gambo non scrobicolato, presto cavo, di colore arancio-giallastro, con alone anulare più pallido all'apice presso l'attaccatura delle lamelle; il caratteristico e netto inverdimento con l'età delle superfici del cappello e del gambo, così come tendono al verde-bruno le lamelle (originalmente arancio-giallognolo o arancio-rosa) dopo manipolazione. L'epiteto specifico deterrimus significa pessimo: sta ad indicare che, pur essendo specie commestibile, non è particolarmente adatta per uso culinario; è infatti il peggiore tra i cosiddetti "sanguinelli", cioè i Lactarius a latice arancio-rossastro di sapore dolce. Dal TUTTO FUNGHI, pag 482: "Cresce abbondantemente, anche in colonie di numerosi esemplari, nei luoghi umidi e muscosi delle foreste di Abete rosso; tra i "sanguinelli" è certamente quello meno indicato all'uso gastronomico. Annovera molte specie simili tra di loro secernenti latice aranciato-rossastro: L. salmonicolor, commestibile, si distingue per la crescita sotto Abete bianco, per il non inverdimento dello sporoforo e per il cappello non zonato, di un arancio meno carico; L. deliciosus, buon commestibile, cresce sotto Pino e ha latice aranciato rossastro e cappello con zonature marcate; L. sanguifluus e L. semisanguifluus, crescenti anch'essi nelle Pinete e viranti al verdastro, si differenziano per il latice presto su tonalità rossastre, rosso sangue, rosso vinoso e per le proprietà organolettiche grate e meglio adatte al consumo. L. zonarius, L. zonarioides e L. acerrimus hanno il latice biancastro e il sapore nettamente pepato; L. fennoscandicus, sosia di L. deterrimus, ha il cappello distintamente zonato e di colore lilla-grigiastro, lilla-verdastro con toni grigiastri."
  6. Hygrocybe conica var. conica (Schaeffer: Fries) P. Kummer Hygrocybe ubiquitaria, praticola ma anche su terreno sabbioso (in vicinanza del mare o di corsi d'acqua dolce) o su pascoli non concimati artificialmente, fino a oltre i 2000 metri; più rara nei boschi. È tra le Hygrocybe più facili da determinare grazie al totale e vistoso annerimento cui va incontro a maturità. Lo stesso viraggio si riscontra nelle zone eventualmente corrose e rotte. Il cappello (da minuscolo fino a 7 cm di diametro) è fibrilloso e ha forma da conico-acuta a conico-ottusa fino a pianeggiante ma sempre con umbone; ha colori variabili dal giallo al giallo-olivastro, fino all'arancio e al rosso (anche in dipendenza dell'umidità presente e dell'età); il colore rosso è comunque il predominante ma non mancano esemplari completamente gialli che anneriscono senza mai assumere margine colorazioni rossastre; il margine è lobato o frastagliato, l'orlo è talvolta striato. Il gambo appare striato longitudinalmente a causa di fibrille evidenti e nerastre inframmezzate da striature giallastre; la base del gambo, soprattutto la parte interrata, è biancastra. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 194: "È una delle poche Hygrophoraceae certamente tossica. Specie dai caratteri estremamente variabili. Hygrocybe conica var. chloroides, termofila, è più esile, ha cappello giallo-sporco-citrino e annerimento lento; Hygrocybe conica var. conicopalustris, piccola e gracile, con pileo arancio, striato oltre metà raggio e habitat palustre; Hygrocybe conica var. pseudoconica, avente pileo più conico, base del gambo mai bianca e lamelle gialle. Rispetto al raduno 2009, in cui di Hygrocybe ce ne erano molte e di svariate specie, quest'anno è stata l'unica che ho trovato Il gambo striato
  7. Pholiota squarrosa (Weigel: Fr.) Kummer Relativamente comune e fortemente fascicolata o cespitosa, si può reperire alla base dei ceppi o dei tronchi di latifoglie e di conifere. Le squame imbrunenti, la carne dall'odore complesso con nota rafanoide e dal sapore amarognolo possono essere di aiuto nel distinguerla macroscopicamente dalla simile Pholiota squarrosoides che ha odore gradevole, squame non annerenti e colori meno vivaci e più pallidi. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 420: "Questo stupendo fungo è riconoscibile per la discreta taglia, la superficie pileica asciutta e per le squame irte e imbrunenti presenti sia sul gambo che sul cappello. Si tratta di un fungo molto bello da vedere e fotografare, uno di quei gioielli dei boschi che ovviamente bisogna rispettare per la sua funzione ecologica."
  8. Sarcodon imbricatus (L.: Fr.) Karsten Le squame imbricate, come le tegole sui tetti Particolare degli idni
  9. Amanita muscaria (L.: Fr.) Hooker Dal TUTTO FUNGHI pag. 350: "E' il fungo più spettacolare e bello alla vista, cresce in numerosi esemplari che danno al bosco un aspetto fiabesco. E' fungo velenoso, tanto che un tempo, cosparso di latte, veniva usato per uccidere le mosche (da cui il nome)." Quest'anno in Val di Fiemme era proprio l' <Anno delle Muscarie>; tante e bellissime! Particolare dell'anello Verruche
  10. Hydnellum suaveolens (Scop.: Fr.) P. Karsten Associato a Peccio, cresce gregario a gruppi numerosi con forma più o meno a trottola, anche con cappelli confluenti; specie facilmente riconoscibile per i colori della superficie sterile (biancastro sporco all’inizio, poi grigio-bluastro o bruno-bluastro a maturità), per l’imenoforo ad aculei sottili, lunghi e morbidi di colore prima grigio-bluastro poi brunastri a maturità (in seguito alla maturazione delle spore di color bruno), per l’odore fortemente anisato della carne con nota di “torrefazione”. La superficie sterile, inoltre, si presenta più o meno appianata ma irregolarmente gibbosa; la carne è di consistenza coriacea (come in tutti gli Hydnellum) e il gambo è di forma irregolare, di solito tozzo o appena accennato, radicante nel substrato, con colorazioni dal bluastro fino al nero. La carne, al taglio, si presenta zonata (come in tutti gli Hydnellum), bianca-bluastra subito sotto la superficie sterile per sfumare a colori più sul grigio-nerastro scendendo verso la base del gambo. Può essere scambiato con Hydnellum caeruleum avente lo stesso habitat ma con carne di colore arancio-brunastro e odore di farina. Con vari rametti inglobati.
  11. Hapalopilus nidulans (Fr.) P. Karst. Lignicolo annuale, pileato o sessile con la caratteristica di avere la carne soffice: prendendolo fra le dita sembra infatti di schiacciare uno strato compatto di gommapiuma. È una caratteristica insolita per le Poliporacee ma comune al Genere Hapalopilus (che, infatti, deriva dal greco hapalós = molle, soffice e pílos = cappello). Si distingue per la colorazione complessiva di colore uniforme (ocra o cannella-brunastro), per la superficie sterile un poco tomentosa e ruvida, non zonata. Tutto lo sporoforo diventa poi leggerissimo una volta essiccato. I pori si presentano da rotondi ad angolosi. Cresce preferibilmente su legno di latifoglie (in particolare Quercia), più raro presso conifere. Altri congeneri sono H. croceus dal color rosso-arancio (rarissimo in Italia) e H. salmonicolor di color arancio vivo anche con sfumature rosate, raro anch'esso e reperito limitatamente all'arco alpino presso Pino. In questi esemplari e in altri reperiti lo scorso anno fa ho riscontrato un "viraggio" particolare dell'odore: una volta tolto dal supporto legnoso l'odore è buono, di anice; dopo un paio di minuti a tale odore di anice si sovrappone l'odore di mandorle amare (di amaretto) tale da ricordare alcuni Agaricus, anche se l'insieme non è così gradevole come per i Prataioli; dopo un quarto d'ora, però, l'odore diventa sgradevolissimo, come di carne andata a male o marcia, quasi nauseante; nel frattempo anche il colore complessivo (sia nelle superfici esterne che nella carne) diventa bruno-rossastro come un pezzo di fegato o di carne non freschissima. Imenoforo In sezione Primo piano
  12. Clitocybe gibba (Pers.: Fr.) Kummer Detto anche imbutino per la caratteristica forma imbutiforme del cappello. Ha dimensioni medio piccole arrivando il suo diametro pileico a 7-8 cm di diametro. La cuticola del cappello è liscia e feltrata, su varie tonalità del beige, mai bianca; le lamelle sono biancastre o crema chiaro, molto fitte e nettamente decorrenti sul gambo; il gambo è cilindrico, di solito non più lungo del diametro pileico, un poco ingrossato alla base dove è presente una zona feltrata biancastra; sempre alla base del gambo si nota spesso, una volta tolto dal terreno, una copiosa parte di substrato (foglie, residui vegetali e altro) inglobato dal suo micelio; la colorazione del gambo è leggermente più chiara di quella del cappello; la carne è elastica e tenace, bianca, fibrosa nel gambo, di odore di mandorle amare e sapore gradevole. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 212: "Si tratta di un buon commestibile ma è meglio utilizzare solo i cappelli. Si presta bene per la preparazione dei misti, specialmente quando scarseggiano altre specie più ricercate. Quando in cucina si impiega tale fungo nei misti, va tenuto presente che possiede carne elastica e tenace e che, come tutti gli altri funghi di consistenza simile, richiede tempi di cottura più lunghi; si consiglia quindi di precuocere per qualche minuto, prima di aggiungere esemplari di altre specie con carni più tenere. È un fungo di medie dimensioni; nonostante ciò è forse il più conosciuto di tutto il Genere Clitocybe perché è comune, abbondante e relativamente facile da riconoscere. La specie di Clitocybe che più gli si avvicina è senza dubbio C. costata che, morfologicamente ed ecologicamente, sembra quasi il suo sosia: si differenzia per il margine del cappello ornato da costolature a forma di "Y", il gambo concolore al cappello e l'odore più marcato. Per distinguere con certezza le due specie si rende però necessario un test macrochimico: se mettiamo una goccia di idrossido di Potassio (KOH) sulla superficie del cappello di C. costata otteniamo una colorazione marrone scuro che non si verifica in C. gibba. La confusione più pericolosa avviene con C. phaeophtalma, fungo tossico, appena più esile, avente il cappello solo infossato al centro (ombelicato) e difficilmente imbutiforme; la carne ha però un cattivo e netto odore di rancido. Il nostro funghetto può essere confuso anche con Lepista inversa che cresce nel medesimo habitat ma che ha colori aranciati, margine del cappello involuto, lamelle che si staccano facilmente dalla trama del cappello, carne con odore fungino e sapore un po' astringente."
  13. Fistulina hepatica (Schaeff.) With. Di facile determinazione: la cosiddetta "lingua di bue" si fa riconoscere per l'habitat lignicolo (con preferenza di Quercia e Castagno), per il colore della superficie sterile che ricorda il rosso-fegato (con tonalità più arancio da giovane e più brunastre a maturità), per la forma a mensola (simile a una lingua) sessile o con uno pseudo-gambo laterale e ben radicato nel substrato legnoso. La sua carne è succulenta, spessa ed elastica, di colore dal biancastro iniziale al rosso (con venature più chiare) a maturità; al taglio secerne goccioline rosso-sangue; l'odore è gradevole e il sapore dolce-acidulo. Se tagliata a fettine per la preparazione di un carpaccio, può ricordare delle fette di speck. I tubuli sono ben separabili l'uno dall'altro (carattere insolito per le Poliporacee); i pori sono rotondi e molto piccoli, da biancastri a giallognoli in gioventù ma bruno-rossastri in vecchiaia o per strofinio. Confondibile grossolanamente con qualche Ganoderma: ma questi ultimi hanno superficie dura e laccata con carne dura e legnosa. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 154: "Discreto commestibile, è uno dei pochi funghi che è possibile mangiare crudo senza correre rischi. Molti apprezzano la sua carne succulenta e leggermente elastica, tagliata a fettine sottili, condita con olio e limone e accompagnata da scaglie di parmigiano (in questo modo non si perde la vitamina C di cui è ricco). Da cotto assume un aspetto e una consistenza molto simile al fegato: possiamo consigliare di friggerlo in padella con le cipolle o arrostito alla brace. Parassita dei Castagni e delle Querce, è agente di carie bruna che si sviluppa molto lentamente: in questo modo il legno continua a vivere, assumendo delle colorazioni bruno-rossastre con sfumature simili a disegni e si indurisce più del normale. Queste due caratteristiche rendono il legname ricercato per utilizzi artistici e ornamentali."
  14. Ritrovamenti regione Toscana - Mese di Agosto 2010 Elenco delle specie trovate e determinate; nella parentesi a fine rigo il n° relativo al messaggio: Amanita caesarea (Scop.: Fr.) Pers. (# 12) Amanita franchetii (Boud.) Fayod (# 8) Armillaria tabescens (Scop.) Emel (# 10) Boletus aereus Bull.: Fr. (# 6) Boletus aestivalis (Paulet) Fr. (# 5) Boletus dupainii Boud. (# 7) Boletus edulis Bull.: Fr. (# 9) Phellinus torulosus (Pers.) Bourdot & Galzin (# 3, 4) Pholiota lucifera (Lasch) Quélet (# 2) Russula luteotacta Rea (# 13) Russula sororia Fr. (# 14) Russula virescens (Schaeff.) Fr. (# 11)
  15. Ritrovamenti regione Toscana - Mese di Settembre 2010 Elenco delle specie trovate e determinate; nella parentesi a fine rigo il n° relativo al messaggio: Clitocybe gibba (Pers.: Fr.) Kummer (# 3) Fistulina hepatica (Schaeff.) With. (# 2) Hapalopilus nidulans (Fr.) P. Karst. (# 4) ********************************************** Buona raccolta e buone foto a tutti Alessandro
  16. Ritrovamenti regione Toscana - Mese di Luglio 2010 Elenco delle specie trovate e determinate; nella parentesi a fine rigo il n° relativo al messaggio: Con * i messaggi con foto di microscopia Amanita rubescens (Pers.: Fr) S. F. Gray (# 2, 23, 27) Amanita vaginata s. l. (# 3) Amanita fulva (Sch.: Fr) Fr. (# 4, 5) Lactarius serifluus (DC.) Fr. (# 6, 7*-12*) Xerocomus impolitus (Fr.) Quél. (# 13) Boletus queletii Schulzer (# 14, 15, 18, 24, 35) Boletus luridus Schaeff.: Fr. (# 16, 19) Boletus erythropus Persoon ss. Fries (# 17, 28, 30, 34) Boletus aestivalis (Paulet) Fr. (# 20, 21, 25, 26, 31-33) Boletus calopus Pers.: Fr. (# 22) Russula vesca Fries (# 29) Lactarius bertillonii (Neuhoff ex Sch.) Bon (# 36) Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr. (# 37) Russula chloroides (Krombh.) Bres. (# 38)
  17. Boletus edulis Bull.: Fr. Chi non lo conoscesse può consultare il Tutto Funghi a pag. 544 Appennino tosco-emiliano; sotto Abete rosso
  18. Amanita franchetii (Boud.) Fayod Amanita relativamente rara, reperibile in boschi termofili di latifoglie (faggio, castagno, quercia). Potrebbe essere scambiata a prima vista per A. pantherina o per A. rubescens. Rispetto all'Amanita pantherina la contraddistinguono le verruche giallognole, il margine non striato, l'anello alto sul gambo, la volva aderente al bulbo e dissociata in piccole fioccosità giallastre (A. pantherina presenta verruche bianche, margine striato, anello basso sul gambo e volva circoncisa e dissociata in più cercini). Rispetto all'Amanita rubescens la contraddistinguono i colori sia esterni (mai con tonalità rosa-rossastre come in A. rubescens) che della carne (bianca, con tonalità gialline sotto la cuticola; contro l'arrossamento della carne in A. rubescens). Anche l'anello di A. franchetii presenta una caratteristica particolare: è striato superiormente (come in A. rubescens) ma ha l'orlo fioccoso e giallo.
  19. Boletus dupainii Boud. Tre peculiarità per questa specie: la sua bellezza, la sua rarità, il suo facile riconoscimento. Infatti negli esemplari integri e non ancora sbiaditi per l’età, il suo cappello si presenta con un colore vivo e brillante che va dal rosso scarlatto al rosso ciliegia al rosso-arancio, con una lucentezza che dona alla sua cuticola un aspetto quasi laccato. In età avanzata questa colorazione sbiadisce fino all’ocra. Imenoforo con pori piccoli e rotondi e superficie poroide rosso sangue con bordatura gialla nei pressi del margine. Il gambo si presenta punteggiato da fini granulazioni di colore rosso (più pallido del cappello) su fondo giallognolo che si evidenzia meglio all’apice. Reticolo assente o presente solo per pochi millimetri all’apice vicino all’inserzione dei tubuli col gambo. La carne ha odore debole fruttato e sapore dolciastro gradevole; è di colore bianco-giallognolo (ma rossastra sotto la cuticola del cappello e alla base del gambo), virante al taglio ad un bel colore azzurro chiaro. Fungo raro e quindi da proteggere, reperibile nei boschi asciutti e caldi di latifoglie, soprattutto presso Quercia; è stata osservata la concomitanza della sua rara fruttificazione con la presenza nello stesso ambiente dell’Amanita caesarea. Ritrovamento e foto di Emanuele Bosco
  20. Boletus aereus Bull.: Fr. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 552: "Il colore del cappello può raggiungere tonalità scure più che negli altri Porcini, per arrivare a colorazioni praticamente nerastre. Il contrasto tra il bianco latteo dei pori e il bruno-nerastro del pileo è incredibilmente forte. Singoli individui raggiungono non di rado 1-2 Kg di peso, evento del tutto eccezionale per la maggioranza delle specie diffuse nella nostra penisola. Tra i Porcini è quello che con maggior frequenza ama crescere in coppia o in piccoli gruppi. Sovente gregario e associato con altri soggetti, regala sempre raccolti importanti."
  21. Boletus aestivalis (Paulet) Fr. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 556: "Nel periodo estivo e all'inizio dell'autunno il B. aestivalis in particolare viene invaso da larve anche quando si trova allo stadio di primordio. Questi insetti fanno parte principalmente di due famiglie di ditteri: la Famiglia Mycetophilidae e la famiglia Sciaridae. Questi piccoli insetti micetofili hanno la consuetudine di insediarsi nel luogo dove c'è la fungaia. Le femmine iniziano a penetrare nel terreno e raggiungono la base del fungo, deponendovi 50-70 uova che subito dopo si schiudono. Le larve iniziano a cibarsi della carne invadendo e fagocitando l'intero fungo; una volta compiuto il loro stadio di larva, si impupano in un bozzoletto e così il ciclo ricomincia per numerose generazioni annui." Colline mugellane. Sotto castagno; 600-700 metri
  22. Ganoderma carnosum Pat. Può essere confuso con Ganoderma lucidum; ma G. carnosum ha dimensioni maggiori, raggiungendo e superando anche i 20 cm di diametro pileico e ha colorazione più scura, da color fegato fino a bruno-nerastra; l’habitat, infine, dovrebbe fugare i dubbi residui: presso conifere (soprattutto Abete bianco) il G. carnosum, presso latifoglie (specialmente Quercia e Castagno) il G. lucidum. Ai piedi di una ceppa di Abete bianco
  23. Hygrophoropsis aurantiaca (Wulf.: Fr.) Maire Bella specie, non comune, presente sia sotto aghifoglia che latifoglia; cresce su lettiera in decomposizione. Caratterizzato da colori più o meno uniformi in ogni parte: giallo-arancio, arancio brillante, arancio-brunastro; può essere più pallido all'orlo del cappello. Lamelle nettamente decorrenti sul gambo, molto anastomosate tra loro, anche regolarmente dicotomiche; assenza di lamellule. La carne è giallastra ed ha odore di erba e sapore gradevole; è comunque considerato sospetto. Confondibile con Omphalotus olearius (sicuramente tossico) che tuttavia presenta lamelle con molte lamellule, è lignicolo (in particolare alla base di Olivo o di Quercia) e si presenta molto cespitoso (al contrario di H. aurantiaca che cresce isolata o, tutt'al più, gregaria). Ben più grossolana e improbabile la confusione con Cantharellus cibarius (con imenoforo a pliche o pieghe impossibili da scambiare con vere lamelle) Imenoforo
  24. Suillus granulatus (L.: Fr.) Roussel Un comune Pinarolo senza anello; cuticola liscia, viscida, spessa ed elastica ma asportabile; colore da giallo-aranciato a bruno-rugginoso; carne bianco-giallastra immutabile, soda e compatta solo negli esemplari giovani. Caratteristiche le goccioline lattiginose secrete dai pori nei primi stadi di crescita. Habitat preferito: Pini a due aghi. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 520: "Può essere consumato dopo cottura a condizione di asportare la cuticola; essa svolge infatti una drastica azione purgativa. È preferibile il consumo di esemplari giovani e freschi perché la spugnosità della carne negli esemplari maturi, assorbendo molto condimento, li rende poco digeribili." Simile è il Suillus collinitus (con le stesse caratteristiche di commestibilità) che si riconosce per la presenza di fibrille radiali innate sulla cuticola del cappello più scure del colore di fondo; la cuticola è su toni ocra-brunastro (anche color cioccolato) e non arancio-rugginosi; inoltre il S. collinitus non secerne goccioline dai pori. Le goccioline lattiginose secrete dai pori
  25. Lycoperdon echinatum Pers.: Fr. Splendida specie di Lycoperdon con gli aculei che possono raggiungere anche i 7 mm di altezza; tali aculei sono inizialmente saldati tra di loro formando evidenti strutture piramidali compatte; in seguito gli aculei si dividono alla base ma restano uniti alle punte in fascetti più o meno numerosi. Verso la base la lunghezza degli aculei va via via diminuendo. A piena maturità gli aculei tendono a cadere lasciando ben visibile l'esoperidio nudo, caratteristicamente cosparso di areole più o meno circolari. La gleba è inizialmente bianca per assumere a maturità colorazione bruno scuro, bruno-cioccolato con tonalità anche lilacine. L'habitat è generalmente presso latifoglie (Faggio, Castagno, Quercia) e più raramente presso Pino. La specie più vicina è Lycoperdon nigrescens in cui, però, gli aculei sono più bassi e la gleba a maturità è bruno-olivastra. Dal TUTTO FUNGHI, pag 590: "È il Lycoperdon con l'ornamentazione più lussureggiante e vistosa, tanto da farlo assomigliare a un riccio di castagno. Questa caratteristica è pressoché unica tra le Lycoperdaceae europee, e pertanto la più determinante." Particolare degli aculei
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