Vai al contenuto

Alessandro F

CS AMINT
  • Numero contenuti

    9110
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti di Alessandro F

  1. Clitocybe phaeophtalma (Pers.) Kuyper; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Clitocybe tossica, presente nei boschi sia di latifoglie che di aghifoglie, di piccole o medie dimensioni, con colorazioni dal biancastro fino al beige-ocraceo; cappello depresso, imbutiforme, igrofano, con margine più o meno striato per trasparenza, lamelle decorrenti; gambo concolore con fini fibrille longitudinali e con base coperta da feltro miceliare biancastro. Caratteristico è l’odore della carne, definito dalla maggior parte dei micologi come “di pollaio”: dall’odore tipico di sterco di pollo depositato nei pollai di una volta, all’odore di piume bagnate; ma anche con nota mielosa e rancida.
  2. Marasmiellus cfr. ramealis (Bull. : Fr.) Singer; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Piccoli cappelli dal diametro di pochi millimetri (raramente raggiungono i 2 cm di diametro) che adornano steli o ramoscelli secchi e più o meno marcescenti. La specie presenta un cappello con colore crema, un po’ più scuro al centro; lamelle spaziate, talvolta inserite in un collarium più o meno definito; gambo quasi sempre incurvato, all’apice biancastro poi sfumato al bruno-rosso verso la base, decorato da granulazioni o fioccosità biancastre soprattutto nella parte inferiore. La microscopia è comunque necessaria per distinguerlo con sicurezza da specie simili.
  3. Hypholoma lateritium (Schaeff.) P. Kumm.; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. = Hypholoma sublateritium (Fr.) Quélet Carne amara; velenoso (a tossicità costante). Nella foto sono evidenti i residui del velo parziale depositati come placchette bianco-giallastre al margine del cappello; sono residui più o meno effimeri: infatti gli esemplari più maturi spesso non li presentano più. Confondibile con l’altrettanto velenoso Hypholoma fasciculare (anch'esso con carne amara) che ha però lamelle giallo-verdastre e non gialline-grigiastre e poi grigio-olivastre come in H. lateritium; inoltre H. lateritium ha colorazioni del cappello e della base del gambo quasi rosso-mattone o rosso-arancio (con centro pileico più brunastro), mentre H. fasciculare ha colori da giallo-arancio a giallo-zolfo (con centro pileico arancio-bruno). Da giovane H. fasciculare si può presentare con colorazioni pileiche arancio-rossastre più o meno intense: in tal caso può aumentare la possibilità di confondere le due specie, che comunque non sono utilizzabili a fini culinari. Possibile anche la confusione con Hypholoma capnoides (tipico di conifera e commestibile con riserva) che però ha carne dolce, lamelle grigio-violette (mai giallo-verdine) e colorazioni generali su toni più caldi (giallo-aranciati, giallo-ocracei). In definitiva gli Hypholoma è meglio fotografarli ma lasciarli sul posto! Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 149, Pag. 264: “Hypholoma lateritium è l’Hypholoma che raggiunge la taglia maggiore e con i colori più accesi. In modo particolare i giovani esemplari, dal colore rosso acceso del cappello, si fanno notare in tutta la loro bellezza; è facile poi che le piogge o la vecchiaia portino a una decolorazione che può lasciare spazio a dubbi di determinazione. Lo scambio con Armillaria mellea può essere sempre evitato esaminando con cura tutte le parti del fungo.”
  4. Tricholoma saponaceum (Fr. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Tricholoma di taglia medio-grande; con carne bianca, consistente, elastica-fibrosa nel cappello e tenace nel gambo con sfumature rosate alla sua base. Il sapore è amarognolo e l’odore ricorda quello del sapone, sapone di Marsiglia, acqua saponata, acqua di scarico di lavatrice, ecc. Camaleontico per i colori che può assumere il cappello: dal più tipico ocra grigiastro, grigio, grigio-olivastro al bruno-nerastro con sfumature bluastre, piombo, oppure ancora verdastro, o anche decolorato fin quasi al bianco in alcune forme, giallastro, con macchie rosa in vecchiaia. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 62, Pag. 166: “Ubiquitario, molto diffuso nei boschi di latifoglie e aghifoglie, nei prati, spesso a gruppi anche concresciuti, dall’estate all’inizio dell’inverno. La caratteristica fondamentale per la determinazione è l’odore di sapone e il viraggio della carne al rosa specialmente nella parte bassa del gambo. È certamente uno dei funghi più belli da incontrare (anche se non è commestibile) a causa dei suoi cromatismi spesso stupefacenti e della sua taglia che può essere notevole in casi di particolare sviluppo. Sarebbe impossibile elencare tutte le varietà (spesso sovrapponibili) che sono state create per questo fungo, definito comunemente come “il trasformista” per la sua spiccata variabilità; elenchiamo quelle più comuni e accettate. La var. squamosum possiede il gambo di colore grigio, squamoso; la var. ardosiacum ha il cappello di colore blu-nerastro e gambo squamato dello stesso colore; la var. atrovirens presenta un cappello di colore verdastro scuro e gambo bianco. I principianti possono scambiarlo con Clitocybe nebularis che possiede però carne bianca immutabile con un odore molto tipico, forte, aromatico, considerato sgradevole da alcuni e lamelle adnate-decorrenti.”
  5. Boletus reticulatus Schaeff.; Regione Toscana; Novemmbre 2018; Foto di Alessandro Francolini. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.
  6. Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Regione Toscana; Novembre 2018; foto di Alessandro Francolini. In bosco misto Castagno-Faggio Sotto Abete bianco Giovani esemplari
  7. Tricholoma ustaloides Romagn.; Regione Toscana, Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Tricholoma presente anche a gruppi numerosi presso latifoglie (Castagno, Quercia, Faggio e Carpino); le colorazioni del cappello sono su toni dell’arancio-bruno-rossastro; la sua cuticola è molto viscida e glutinosa almeno a tempo umido; a tempo secco diviene più o meno asciutta ma mantiene una lucidità tale da far presupporre una sua netta viscosità iniziale (basta comunque inumidire con un po’ di saliva il cappello per rendersene conto). Carne dall’odore simile alla buccia di cocomero o al cetriolo e sapore farinaceo-amaro soprattutto nella cuticola. Questi elementi, assieme alla netta zona anulare visibile all’apice del gambo, sono elementi utili per la sua identificazione. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 72, Pag. 178: “È un Tricholoma appartenente alla Sezione Albobrunnea, facilmente riconoscibile grazie alla cuticola viscosa con l’umidità, amara all’assaggio, l’orlo costolato e la netta distinzione di colore sul gambo tra la zona anulare e la sua parte inferiore. La specie con cui può essere facilmente scambiato è Tricholoma ustale. Questo possiede il margine del cappello liscio, non costolato, il gambo con colori sfumati gradualmente dal bianco al marrone senza una zona anulare definita e la carne che non possiede alcun odore significativo; ha sapore amarognolo dopo qualche minuto di masticazione, è imbrunente e in particolare diviene spesso rossastra alla base del gambo in sezione. Tricholoma fracticum cresce sotto conifere e ha un aspetto tozzo, col gambo corto rispetto al diametro del cappello, e con i resti del velo parziale che formano un anello membranoso sul gambo. Tricholoma populinum possiede lamelle e gambo che imbruniscono con l’età, e cresce tipicamente sotto Pioppi, come è facilmente deducibile dal nome. Tricholoma pessundatum è tipico dei boschi di Pino, ha una cuticola che può presentarsi vischiosa, ma presenta spesso delle tipiche macchie-guttule sul margine, ha il gambo biancastro e carne con odore di farina rancida.” Esemplari fotografati in una marroneta coltivata; completamente bagnati per la pioggia caduta da poco. Si nota la zona anulare bianca ben evidente nell'esemplare giovane; meno evidente e "diluita" nell'esemplare più grande a destra che presenta anche le lamelle che a maturità si macchiano di brunastro. Orlo pileico involuto nell'esemplare giovane, disteso in quelli maturi. Pur sotto lo strato di glutine misto ad acqua, si notano le costolature all'orlo pileico.
  8. Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. = Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer Tipici e comuni funghi di lettiera: il loro micelio vive inserito tra le fibre di foglie o aghi o rametti marcescenti, da cui traggono nutrimento. Caratterizzati da una cuticola grassa e untuosa (che a toccarla ricorda la sensazione del contatto con il burro), igrofana e lucida; da un gambo bulboso o comunque ingrossato alla base che reca attaccati residui miceliari e resti di substrato. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 82, Pag. 189: “Priva di interesse alimentare, è una specie che ha una grande importanza per l’ambiente perché si nutre di sostanze organiche che sottrae alle foglie e agli aghi depositati sul terreno nei boschi. È uno “spazzino” naturale che contribuisce a tenere puliti i boschi liberandoli dai residui che si depositano al suolo su foglie e aghi. In questo modo mantiene costanti le condizioni ambientali per la vita degli alberi e del bosco con tutti i suoi abitanti.”
  9. Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Fungo ubiquitario, assai comune. Molto velenoso. Cresce isolato o fortemente gregario, da giugno-luglio a novembre, al margine o nei boschi di aghifoglie e latifoglie; spesso invasivo. Caratterizzato dalla presenza di un anello posto nella parte medio-bassa del gambo, dalla volva aderente al bulbo, circoncisa e dissociata in due o tre cercini più o meno paralleli ed evidenti. Amanita simili possono essere: Amanita gemmata (ma con cappello giallo o giallo-ocraceo e non bruno), Amanita franchetii (che però ha velo generale giallastro e non bianco: quindi presenta verruche gialle sul cappello al contrario dell’Amanita pantherina che le presenta decisamente bianche; ha inoltre volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità giallastre), Amanita rubescens (con l’anello a gonnellino e posto molto in alto sul gambo, con colori bruno-rossastri e con carne che vira al rossastro a contatto con l’aria mentre la carne di Amanita pantherina è bianca immutabile; ha infine volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità rossastre). Come per Amanita muscaria può considerarsi “spia del porcino” perché ha lo stesso habitat. Giovane esemplare: Esemplare maturo:
  10. Hygrocybe conica var. conica (Schaeffer : Fries) P. Kummer; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 44, Pag. 148: “Tutto il fungo tende a maturità ad annerire vistosamente, fino a colori cupi picei. Stesso viraggio si realizza nelle zone eventualmente corrose o rotte. Grazie a questa caratteristica, risulta essere una delle Hygrocybe più facili da determinare con il semplice esame macroscopico; per quasi tutte le altre specie, al fine di una corretta determinazione, l’indagine microscopica si rende spesso assolutamente indispensabile.”
  11. Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Buon commestibile (dopo adeguata cottura!), dall’odore aromatico (spesso assai forte), gradevole e caratteristico; come le altre Lepista ha le lamelle che si possono separare, con una semplice pressione delle dita, dalla carne sovrastante. Colori che gravitano sul lilla-violetto (con eventuali sfumature bruno-rossastre in vecchiaia sul cappello) e che gli hanno valso il nome volgare di Agarico violetto; l’aggettivo nuda è invece riferito al rivestimento pileico liscio e glabro. Può confondersi con Lepista sordida: quest'ultima è però più esile, ha cappello meno carnoso e più igrofano, ha odore non aromatico ma piuttosto fungino-rancido, predilige ambienti erbosi antropizzati (parchi, giardini) mentre Lepista nuda è preferibilmente boschiva. In genere tutte le Lepista hanno la caratteristica di inglobare il substrato di crescita alla base del gambo ma Lepista nuda ne ingloba almeno il doppio, se non di più, rispetto alle altre specie. Anche Lepista glaucocana che ha generalmente colorazione glauca pallida potrebbe confondersi nelle sue forme di colore più carico con alcune Lepista nuda dai colori "sbiaditi". In tal caso l'odore fortemente aromatico di Lepista nuda e quello leggero più o meno grato o di terriccio di Lepista glaucocana dovrebbero fugare ogni dubbio; inoltre il micelio di Lepista nuda è sempre di colore bluastro e quindi tinteggia di bluastro la base del suo gambo, mentre il micelio di Lepista glaucocana è biancastro e tinteggia di biancastro la base del suo gambo. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 73, Pag. 179: “Lepista nuda va raccolta con tempo asciutto, quando la carne non è intrisa d'acqua. Buono e saporito solo dopo adeguata cottura, è lievemente tossico da crudo per presenza di tossine termolabili.”
  12. Cortinarius trivialis J.E. Lange; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Relativamente facile da determinare nella foltissima popolazione dei cortinari. Fa parte del sottogenere Myxacium (caratterizzato da cappello e gambo vischiosi, con gambo non di rado fusoide oppure più o meno ingrossato alla base, ma sempre privo di bulbo marginato); il Cortinarius trivialis ha la caratteristica del gambo adornato da "ghirlande" scagliose in rilievo (residui del velo); il cappello può variare dal bruno-ocraceo al color miele fino all'olivastro; carne biancastra-ocracea pallida, senza odore e sapore significativi. Molto frequente (fine estate-autunno) nei boschi di latifoglie (soprattutto pioppi, querce e anche betulle). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 143, Pag. 257: “Cortinarius trivialis presenta due veli generali di diversa natura: l'uno glutinoso, l'altro membranoso. La non omogenea frammentazione di questi due strati è all'origine della caratteristica ornamentazione presente sul gambo. Le specie del genere Cortinarius che presentano gambo e cappello glutinoso, viscido, sono da collocare nel Sottogenere Mixacium; questo gruppo presenta silhouette piuttosto simili e per la determinazione specifica è spesso necessario affiancare agli aspetti morfologici, anche altri elementi come l’odore e il sapore della carne.”
  13. Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm.; Regione Toscana; Novembre 2018; foto di Alessandro Francolini. “Chiodino” o “Famigliola buona”; ma anche “Agarico mielato”, “Budlein”, “Centofamiglie”, “Chiovatelli”, “Fabiòla”, “Famigliola rossa”, “Famigliola di cipresso”, “Fong del morar”, “Fong mouron”, “Fons de robinia”, “Funcia de speziu”, “Fungo del gelso”, “Funzo de sarxo”, “Funzetti”, “Gaboreu”, “Gabrin”, “Gobbarin”, “Marzigliola”, “Mazzillore”, “Nugaroi”, “Poledri”, “Quarzul”, “Rogagn”, “Sementini”, “Spergifamiglia”, “Spiantafamiglie”... sono solo alcuni degli innumerevoli nomi dialettali o locali impiegati per designare una specie collettiva (Armillaria mellea s. l.): una delle specie più raccolte e, probabilmente, una delle specie responsabili della maggior parte delle intossicazioni gastro-intestinali da funghi. Infatti la sua commestibilità è non solo legata ad una cottura prolungata (mediamente 40-45 minuti dal primo bollore per eliminare alcune tossine termolabili) ma dipende da molti altri fattori come, ad esempio: # se vengono consumati esemplari grandi e vetusti (in cui può già essere in atto la decomposizione), # se vengono consumati esemplari che hanno subito gelate notturne in ambiente (fatto non remoto, dato il periodo tardo-autunnale in cui i chiodini possono fare la loro comparsa); gli esemplari congelati diventano tossici a causa di particolari modificazioni chimiche dei loro tessuti, # se vengono consumati esemplari maturi assieme ai gambi (che, a maturità, contengono una discreta quantità di chitina: tanto per fare un esempio sarebbe come mangiare il carapace o le chele di un’aragosta), # se vengono consumati esemplari raccolti e surgelati senza prebollitura; # se vengono raccolti senza le dovute cautele: non è raro infatti trovare i “chiodini” mescolati a specie tossiche più o meno confondibili (almeno per i più sprovveduti) come varie specie di Hypholoma (in tal caso l’intossicazione si fa più seria!) Armillaria mellea in senso stretto è caratterizzata da: crescita cespitosa a volte di innumerevoli esemplari (ma anche isolata), saproparassita su latifoglie; colorazioni del cappello variabilissime: dal color miele (da cui il nome) al color cannella, dal color cuoio al bruno, dal bruno-rossastro all’olivastro, con centro del cappello più scuro; piccole squamette erette a mo’ di uncini presenti soprattutto al centro del cappello, presso l’umbone, e più rade alla periferia; tali squamette tendono a sparire a maturità; gambo slanciato, dalle tonalità più chiare (anche crema-rosate) in alto sopra l’anello, fino a toni bruno-scuri verso la base; presenza di un anello membranoso, persistente e striato (residuo del velo parziale) che nel suo insieme ricorda una calza che inguaina il gambo (armilla); colorazioni pallide nella faccia superiore dell’anello e da bruno-giallo a bruno-rossastro nella faccia inferiore, mentre il bordo dell’anello varia dal bianco al giallognolo chiaro; odore spermatico e sapore da acidulo a dolciastro. Quando cresce isolata può raggiungere diametro pileico rilevante, anche di 20 cm. Fra le più frequenti (almeno in Italia) specie di Armillaria simili vi sono: Arimllaria tabescens (= Desarmillaria tabescens, con stesso habitat ma di dimensioni più contenute anche a maturità e, soprattutto, priva di anello); Armillaria ostoyae (cresce preferibilmente su conifere, ha colorazioni più cupe, le squamette sul cappello sono persistenti e presenta il bordo dell’anello decorato di squamette bruno-scure, così come bruno scuro può essere il margine del cappello); Armillaria gallica (di preferenza cresce apparentemente su terreno ma, in realtà, su ceppaie o legni interrati di latifoglie, a individui più o meno isolati o a piccoli gruppi; manifesta residui gialli del velo che decorano sia il gambo che l’anello che il cappello sottoforma di squame erette; l’anello stesso non è membranoso ma piuttosto fugace; sembra la più indigesta di tutto il gruppo); Armillaria cepistipes (ha portamento gracile, colorazioni più pallide, anello poco consistente e fugace, è piuttosto igrofana e presenta orlo del cappello decisamente striato negli esemplari maturi). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 59, Pag. 163: “È un fungo camaleontico a seconda del cespo ospite: giallo miele se nasce dal Gelso, bruno o bruno-rossastro dalle Querce, risulta a volte completamente candido se ospite di Acacia. Per capire se una Armillaria ha subito gelate notturne ed è quindi da respingere, bisogna controllare che la carne sia sempre bianco latte e mai brunastra.”
  14. Buoni ritrovamenti Alessandro *************************** Indice della Toscana, mese di Novembre 2018, totale n° 43 specie Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Post # 9; 33 Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Post # 6 Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm.; Post # 2 Artomyces pyxidatus (Pers. : Fr.) Julich; Post # 22 Astraeus hygrometricus (Pers. : Pers.) Morgan; Post # 31 Auricularia auricula-judae (Fr.) Quélet; Post # 44 Boletus edulis Bull.: Fr.; Post # 32 Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.; Post # 10 Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Post # 49 Clitocybe phaeophtalma (Pers.) Kuyper; Post # 14 Coprinopsis picacea (Bull. : Fr.) Redhead, Nilgalys & Moncalvo = Coprinus picaceus (Bull. : Fr.) Fr.; Post # 34 Cortinarius trivialis J.E. Lange; Post # 3 Cystoderma amianthinum (Scop.) Fayod.; Post # 28 Fuligo candida Pers.; Post # 45 Gymnopus dryophilus (Bull. : Fr.) Murril = Collybia dryophila (Bull. : Fr.); Post # 50 Hydnum rufescens Pers.; Post # 25 Hygrocybe conica var. conica (Schaeffer : Fries) P. Kummer; Post # 5; 26 Hygrophorus penarius Fries; Post # 38 Hypholoma lateritium (Schaeff.) P. Kumm. = Hypholoma sublateritium (Fr.) Quélet; Post # 12 Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 29; 48 Infundibulicybe gibba (Pers. : Fr.) Harmaja = Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 21 Lactarius blennius (Fr. : Fr.) Fr.; Post # 42 Lactarius salmonicolor Heim & Leclair; Post # 35 Leccinum duriusculum (Schulzer ex Kalchbr.) Singer; Post # 37 Lepiota clypeolaria (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 39; 56 Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 4 Lycoperdon mammiforme Pers. : Pers.; Post # 46 Lycoperdon perlatum Pers. : Pers.; Post # 20 Macrolepiota excoriata (Schaeff. : Fr.) Wasser; Post # 41 Macrolepiota konradii (Huijsman ex P.D. Orton) Moser; Post # 51 Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Post # 30 Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 40; 52 Mycena epipterygia (Scop. : Fr.) S.F.Gray; Post # 15 Mycena pura (Pers. : Fr.) P. Kummer; Post # 16; 55 Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 17; 54 Mycena sanguinolenta (Alb. & Schwein. : Fr.) P. Kumm; Post # 24 Pseudoclitocybe cyathiformis (Bull. : Fr.) Singer; Post # 27 Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox = Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 7 Rickenella fibula (Bull. : Fr.) Raith. = Omphalina fibula (Fr.) Quél.; Post # 18 Stereum hirsutum (Willd.) Pers.; Post # 19; 47 Tricholoma saponaceum (Fr. : Fr.) Kummer; Post # 11 Tricholoma squarrulosum Bresadola; Post # 43 Tricholoma ustaloides Romagn.; Post # 8 ******************* Non determinati ma generici: Marasmiellus cfr. ramealis (Bull. : Fr.) Singer; Post # 13 Parasola sp.; Post # 23 Coprinopsis cfr. lagopus (Fr. : Fr) Redhead, Vilgalys & Moncalvo = Coprinus cfr. lagopus (Fr. : Fr.) Fr. ; Post # 36 Mycena sp.; Post # 53
  15. Meripilus giganteus (Pers. : Fr.) Karsten; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Lignicolo di grandi dimensioni, che può arrivare fino a 1 metro di larghezza; è composto da più mensole semicircolari o spatoliformi, sovrapposte o imbricate e che nascono da una base comune. La superficie sterile delle mensole è di colore da bruno a bruno rossiccio, zonata concentricamente e talvolta striata radialmente, cosparsa da piccole squame appressate tra di loro che contribuiscono a rendere la cuticola ruvida e rugosa. I margini sono ondulati e più chiari. La superficie poroide è di colore biancastro ma scurisce con l’età o se contusa; pori piccoli e rotondeggianti. Il gambo (la base comune alle singole mensole) è corto e tozzo, talvolta appena distinguibile. La carne è coriacea, ha odore fungino, gradevole e sapore aspro. Grossolanamente confondibile con altre poliporacee mensoliformi e di grandi dimensioni come le fruttificazioni ormai vecchie di Laetiporus sulphureus che ha perso le sue tipiche colorazioni arancio-giallastre e brillanti; oppure con Grifola frondosa che tuttavia ha un gambo evidente che si ramifica più e più volte, terminando con mensole che hanno dimensioni più piccole e carne fragile di sapore e odore gradevole e fungino. Altra specie vagamente simile può essere Polyporus squamosus che però si presenta come grosse mensole munite di gambo più o meno corto o rudimentale, a crescita singola o imbricate, con evidenti e grosse squame sulla cuticola, e con odore di cocomero nei giovani esemplari. Nato su un residuo di Cerro interrato e nascosto sotto l'erba **************************** Indice della Toscana, mese di Ottobre 2018, totale n° 38 specie Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 25 Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Post # 23 Amanita pantherina var. abietum (E.-J. Gilbert) Neville & Poumarat; Post # 8 Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Post # 7 Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Post # 24 Aureoboletus gentilis (Quél.) Pouzar; Post # 9 Boletus aereus Bull. : Fr.; Post # 26; 39 Boletus edulis Bull. : Fr.; Post # 13 Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Post # 6 Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Post # 21 Cortinarius ionochlorus R. Maire; Post # 37 Craterellus cornucopioides (L. : Fr.) Pers.; Post # 29 Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm. = Entoloma lividum (Bull.) Quélet; Post # 27 Ganoderma lucidum (Curtis : Fr.) P. Karst.; Post # 15 Hebeloma crustuliniforme (Bulliard) Quélet; Post # 38 Hydnum repandum L. : Fr.; Post # 20 Hygrocybe conica var. conica (Schaeffer : Fries) P. Kummer; Post # 34 Hygrophorus russula (Schaeff. : Fr.) Kauffman; Post # 30 Hypholoma fasciculare (Huds. : Fr.) Kumm.; Post # 5 Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 35 Infundibulicybe gibba (Pers. : Fr.) Harmaja = Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 10 Laccaria amethystina (Huds.) Cooke; Post # 22 Lactarius salmonicolor Heim & Leclair; Post # 14 Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers. = Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck; Post # 19 Lycoperdon perlatum Pers. : Pers.; Post # 2 Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 3 Marasmius oreades (Bolt. : Fr.) Fr.; Post # 4 Meripilus giganteus (Pers. : Fr.) Karsten; Post # 40 Mucidula mucida (Schrad. : Fr.) Pat. = Oudemansiella mucida (Schrad. : Fr.) v.Höhnel; Post # 12 Mycena pura (Pers. : Fr.) P. Kummer; Post # 18 Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 11 Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 32 Stropharia aeruginosa (Curt. : Fr.) Quélet; Post # 17 Stropharia caerulea Kreisel; Post # 16 Tricholoma acerbum (Bull. : Fr.) Quélet; Post # 33 Tricholoma columbetta (Fr. : Fr.) Kummer; Post # 36 Tricholoma saponaceum (Fr. : Fr.) Kummer; Post # 28 Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Post # 31
  16. Boletus aereus Bull. : Fr.; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Sotto Cerro Colorazione biancastra nelle zone in cui la cuticola era coperta dalle foglie Curiosa morfologia di un gambo, dovuta probabilmente alla stagione particolarmente secca e asciutta
  17. Hebeloma crustuliniforme (Bulliard) Quélet; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Un Hebeloma molto comune e ubiquitario, con lamelle “lacrimanti” che rilasciano goccioline di essudato inizialmente trasparente, poi opalescente e infine brunastro per il depositarsi delle spore mature. Tali goccioline, una volta essiccate, lasciano evidenti macchie brunastro-scuro sulle lamelle. Ha cappello color crosta di pane (anche il nome specifico, crustuliniforme, richiama la forma della crosta del pane) con eventuali sfumature ocracee più frequenti al centro, di diametro fino a 10 cm; gambo più o meno tozzo, cilindrico ma ingrossato alla base in un bulbo. Il gambo ha colore solitamente biancastro-crema e comunque più chiaro del cappello, è cosparso da evidenti fioccosità soprattutto all’apice. La carne è soda e compatta, con forte odore rafanoide e con sapore amaro. Il portamento e le dimensioni potrebbero ricordare Hebeloma sinapizans che ha stessa qualità organolettiche ma non ha lamelle lacrimanti, ha colorazioni più vivaci e possiede gambo cavo a maturità, con una caratteristica linguetta (“stalattite”) all’apice del suo interno. Gli altri Hebeloma con lamelle lacrimanti si differenziano per le diverse colorazioni, per non avere gambo con bulbo e per le diverse qualità organolettiche.
  18. Cortinarius ionochlorus R. Maire; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Un bellissimo Cortinarius presente sotto latifoglia; presenta contrasti cromatici notevoli: verde sul cappello, giallo sul gambo e violetto nell'imenoforo; ha carne giallognola, di sapore dolciastro e di odore un poco pungente che ricorda quello del pepe: carattere che condivide con il simile Cortinarius atrovirens che tuttavia ha lamelle giallo-verdastre e non violette.
  19. Tricholoma columbetta (Fr. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Tricholoma facilmente riconoscibile per alcuni caratteri: cappello bianco candido con cuticola liscia e brillante, finemente sericea-fibrillosa, con colore crema chiaro soprattutto nella zona discale; dimensioni medio-grandi (con cappello fino a 12 cm di diametro); gambo slanciato (raramente corto e tozzo), sovente ricurvo, ricoperto da fibrille innate, completamente bianco con eventuali macchie verde-acqua grigiastre (più raramente rosate) al piede. La sua carne ha odore leggero e buono di farina e sapore dolce, gradevole che può ricordare le nocciole.La confusione con Tricholoma morfocromaticamente abbastanza simili ma tossici o quantomeno sospetti (Tricholoma album, Tricholoma pseudoalbum, Tricholoma inamoenum) è subito scongiurata dai caratteri organolettici di questi ultimi: odore e sapore sgradevoli, terrosi o solforosi di “gas illuminante”. Altro Tricholoma simile è il raro Tricholoma albidum (di commestibilità ignota vista la scarsa reperibilità) che si distingue per la taglia minore (diametro pileico non superiore ai 7 cm) e per il cappello dalla cuticola feltrata e dall’orlo finemente pubescente. La confusione con specie tossiche e bianche di Clitocybe dall’odore farinaceo è scongiurata dal portamento: tipicamente tricolomoide in Tricholoma columbetta, con cappello convesso-appianato e largo umbone ottuso più o meno evidente, con lamelle smarginate, mentre le Clitocybe hanno taglia minore, carne meno spessa, cappello spianato o depresso e lamelle sempre più o meno decorrenti. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 67, Pag. 172: “Fungo simbionte, cresce a gruppi di pochi esemplari nei boschi di latifoglie, prediligendo Quercia, Castagno e Faggio. Presente da fine estate all’autunno. È un fungo bianco candido in ogni sua parte, dal cappello sericeo e satinato, con caratteristiche macchie rosate o più frequentemente verdastre, non sempre presenti, alla base del gambo, odore e sapore gradevoli farinacei. Ottimo commestibile, ma un po’ fibroso.”
  20. Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer Specie ottima commestibile; riconoscibile per le grandi dimensioni, per la forma tipica ad “imbuto” che acquista con la crescita (potrebbe a grandi linee ricordare un “imbutino” [Clitocybe gibba], ma di notevoli dimensioni), per l’umbone centrale persistente sia nei giovani esemplari che in quelli maturi, per le lamelle decorrenti, per il sapore gradevole e delicato e per l’odore (anche intenso) variamente interpretato: di lavanda, di mandorle dolci, fruttato, ecc. Da giovanissimo assume tutt’altra forma di quella definitiva, col gambo decisamente più appariscente del cappello, mentre questo è, in proporzione, molto più piccolo e con orlo fortemente involuto. Conosciuto anche col nome volgare di “Cimballo”; data la sua bontà molti cercatori tengono gelosamente segrete le stazioni di crescita come avviene per i “Prugnoli” (Calocybe gambosa). Il tipico e piccolo umboncino nel centro del cappello degli esemplari molto grandi e maturi può essere di aiuto, premendolo con un dito, per capire se il fungo è in buone condizioni oppure no: se risulta consistente e duro allora il fungo è in "ottime" condizioni; se invece è cedevole e morbido o molliccio allora il fungo è di solito invaso dalle larve oppure troppo vecchio. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 52, Pag. 156: “Cresce in autunno, anche inoltrato, dopo abbondanti piogge, isolato o a gruppi di numerosi individui, disposti in circoli o file, tra l’erba o nei rovi, al limitare ei prati e nelle radure boschive di latifoglie. Di ottima qualità il cappello; il gambo, soprattutto negli esemplari più maturi, risulta stopposo e coriaceo e deve essere scartato. Molto apprezzato in tante zone d’Italia, in altre è praticamente sconosciuto. In realtà molti cercatori di funghi, a novembre, sospendono ogni attività di ricerca e, come suol dirsi, “appendono il cesto al chiodo” o comunque quasi nessuno in questo momento stagionale frequenta i prati e i pascoli. I pochi che continuano a cercare funghi nella stagione fredda, dedicano attenzione ai boschi planiziali, alle pinete di rimboschimento collinari, alle rive fluviali.” Esemplari molto giovani; fotografati al bordo di una strada forestale in bosco misto Faggio-Castagno
  21. Hygrocybe conica var. conica (Schaeffer : Fries) P. Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 44, Pag. 148: “Tutto il fungo tende a maturità ad annerire vistosamente, fino a colori cupi picei. Stesso viraggio si realizza nelle zone eventualmente corrose o rotte. Grazie a questa caratteristica, risulta essere una delle Hygrocybe più facili da determinare con il semplice esame macroscopico; per quasi tutte le altre specie, al fine di una corretta determinazione, l’indagine microscopica si rende spesso assolutamente indispensabile.” In boschetto di Cerro:
  22. Tricholoma acerbum (Bull. : Fr.) Quélet; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Caratteri distintivi di questo bel Tricholoma che può raggiungere anche dimensioni importanti, con cappello fino a 15-16 cm di diametro, sono: colorazione generale comunque pallida, su toni crema-giallastro, crema-avorio o crema-brunastro, con eventuali macchie rosate in vecchiaia e sparse qua e là, soprattutto al centro; cuticola opaca, feltrata al margine e facilmente asportabile; margine pileico molto involuto nei giovani, per poi distendersi in vecchiaia ma di solito non completamente, scanalato radialmente in modo costante; lamelle fitte e sottili, intervallate da numerose lamellule, che al tocco o in vecchiaia tendono a macchiarsi di ruggine; gambo concolore al cappello, forforaceo nella parte superiore; carne spessa e dura, da biancastra a giallo-ocra pallido, di odore leggero e sapore tipicamente amarognolo-astringente. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 70, Pag. 175: “Cresce dalla tarda estate all’autunno a gruppi di diversi esemplari nei boschi caldi di Querce, Castagni e Faggi. Predilige i tratti luminosi ai margini del bosco su suolo basico calcareo. Non è comune ovunque. Tricholoma roseoacerbum è specie molto prossima e di difficile distinzione, specialmente in presenza di esemplari molto maturi. Ha la cuticola tipicamente fiammata di ocra-rosato, lamelle paglierine già nei giovani esemplari e dimensioni leggermente inferiori. Leucopaxillus tricolor (sinonimo di Tricholoma tricolor, ormai in disuso) ha lamelle giallo carico, gambo panciuto alla base e sapore non amaro.” Sotto Cerro:
  23. Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Come suggerisce il nome (dal greco kyanos = azzurro e xanthós = giallo), la gamma cromatica del suo cappello è molto ampia: dal viola al verde, attraverso tonalità bluastre o giallastre; anche se esemplari giovani possono presentare colorazioni uniformi di ciclamino. Tali colorazioni in genere sono presenti e frammiste nello stesso esemplare creando un aspetto cromatico come metallizzato. La cuticola è parzialmente separabile (per 2 quinti del raggio) e la carne sottostante ha tonalità lilacine. Gambo e lamelle sono bianchi, con qualche macchia rugginosa in vecchiaia. Carne bianca dal sapore dolce come di nocciola. Cresce dall’estate al tardo autunno nei boschi di latifoglie. Caratteristica distintiva sono le lamelle lardacee. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 159, Pag. 275: “Il colore violetto della carne sotto la cuticola non è un carattere valido per la determinazione in quanto non esclusivo di questa specie. La consistenza definita lardacea delle lamelle indica l’estrema difficoltà nello spezzarle con la pressione di un dito, piegandosi invece come fossero di lardo. Nelle altre specie di Russula le lamelle si rompono in modo più o meno evidente.” Presso Cerro:
  24. Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 63, Pag. 167: “Ha cappello conico o campanulato, poi convesso con umbone ottuso e margine fessurato; superficie asciutta, percorsa da fibrille radiali brune o concolori su fondo di colore molto variabile: giallo-verde, verde oliva o verde scuro soprattutto verso il centro. L’elevata variabilità morfocromatica di questa specie e la sua ampia diffusione in areali diversi hanno contribuito alla creazione di molte varietà e forme. Gregario o subcespitoso nei boschi di latifoglie, in ambiente tendenzialmente termofilo o mediterraneo associato a Querce, Castagni, Carpini e Faggi; comune dall’autunno e pressoché indifferente al substrato. Tossico, responsabile di forme gastroenteriche. Inoltre pericoloso per la relativa somiglianza con la mortale Amanita phalloides.” Presso Cerro:
  25. Hygrophorus russula (Schaeff. : Fr.) Kauffman; Regione Toscana; Ottobre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 48, Pag. 152: “Nei boschi di latifoglie, in particolare Quercia, molto comune in aree termofile in autunno dopo intensi temporali. Si tratta di un micete a crescita massiccia, anche se non moto durevole. Le produzioni del fungo si concentrano in non più di due, massimo tre settimane, ma all’interno di questo breve periodo sono letteralmente esplosive: in ogni direzione, dentro il bosco, ci sono distese di questo basidioma. Per i suoi caratteri cromatici, con il cappello che sembra dipinto in modo grossolano di rosso su fondo bianco, non si presta a confusioni; si tratta quindi di un fungo molto facile da riconoscere.” L'unica specie simile è Hygrophorus erubescens che però ha gambo facilmente ingiallente, lamelle rade e di colore bianco-giallastre-grigiastre, habitat presso conifere e raramente sotto latifoglia, carne dal sapore da poco a nettamente amaro; H. russula ha invece scarsa propensione all’ingiallimento (al più sono presenti rare macchie gialline sul gambo a maturità), possiede lamelle relativamente fitte (le più fitte tra gli Hygrophorus) e di colore da biancastro a biancastro-carnicino a maturità con macchie rosso-vinoso (il filo lamellare si macchia anch’esso di rosso-vinoso e raramente di giallo a maturità), carne dal sapore nullo o leggermente amarognolo. Esemplari molto giovani, nati semiipogei presso Cerro, sotto uno strato di terriccio particolarmente umido:
×
×
  • Crea Nuovo...

Important Information

Termini d'uso Informativa sulla riservatezza