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Alessandro F

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Tutti i contenuti di Alessandro F

  1. Hygrocybe conica var. conica (Schaeffer: Fries) P. Kummer Hygrocybe ubiquitaria, praticola ma anche su terreno sabbioso (in vicinanza del mare o di corsi d’acqua dolce) o su pascoli non concimati artificialmente, fino a oltre i 2000 metri; più rara nei boschi. È tra le Hygrocybe più facili da determinare grazie al totale e vistoso annerimento cui va incontro a maturità. Lo stesso viraggio si riscontra nelle zone eventualmente corrose e rotte. Il cappello (da minuscolo fino a 7 cm di diametro) è fibrilloso e ha forma da conico-acuta a conico-ottusa fino a pianeggiante ma sempre con umbone; ha colori variabili dal giallo al giallo-olivastro, fino all’arancio e al rosso (anche in dipendenza dell’umidità presente e dell’età); il colore rosso è comunque il predominante ma non mancano esemplari completamente gialli che anneriscono senza mai assumere margine colorazioni rossastre; il margine è lobato o frastagliato, l'orlo è talvolta striato. Il gambo appare striato longitudinalmente a causa di fibrille evidenti e nerastre inframmezzate da striature giallastre; la base del gambo, soprattutto la parte interrata, è biancastra. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 194: “È una delle poche Hygrophoraceae certamente tossica. Specie dai caratteri estremamente variabili. Hygrocybe conica var. chloroides, termofila, è più esile, ha cappello giallo-sporco-citrino e annerimento lento; Hygrocybe conica var. conicopalustris, piccola e gracile, con pileo arancio, striato oltre metà raggio e habitat palustre; Hygrocybe conica var. pseudoconica, avente pileo più conico, base del gambo mai bianca e lamelle gialle. Tre esemplari con diversi cromatismi pileici Le fibrille radiali del cappello
  2. Tremiscus helvelloides (De Cand.: Fr.) Donk In questo caso la crescita lignicola è evidente
  3. Tremiscus helvelloides (De Cand.: Fr.) Donk Splendida specie estiva-autunnale a forma di petalo o di spatola che per l’aspetto e il colore non dovrebbe creare problemi di identificazione. Il colore della parte interna va infatti dal rosso-salmone al rosso-lampone con sfumature arancio, all’esterno si presenta più chiaro e alla base diventa biancastro all’inserzione nel terreno. Le sue superfici sono lisce e l’imenoforo è distribuito nella parte superiore della superficie esterna, ma non è distinguibile ad occhio nudo. Gli può somigliare Microstoma protracta, un Ascomicete dal colore rosso vivace, a forma di coppa ma con gambo piuttosto lungo terminante con una sorta di radice nerastra; altro Ascomicete relativamente somigliante è Sarcoscypha coccinea, specie invernale o primaverile, lignicola, che ha forma di coppa dotata di peduncolo, rosso-scarlatto all’interno e rosata all’esterno. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 138: “È un fungo di montagna, cresce nelle radure dei boschi di conifere, tra l’erba e lungo i sentieri, predilige le zona umide e ricche di detriti marcescenti. Può crescere anche direttamente su legno di ceppaie in disfacimento ma gli esemplari più belli e grandi si trovano nei prati umidi e incolti, sulle parti basse delle piste da sci dove forma gruppi di numerosi esemplari ammassati come mazzetti di fiori rossi tra l’erba. Si tratta di un discreto commestibile, di consistenza gelatinosa e sapore leggero che è praticamente sconosciuto alla massa dei consumatori. Può essere utilizzato crudo per preparare un'insalata rossa veramente curiosa.” L'imenoforo: disposto in modo indifferenziato sulla parte superiore della superficie esterna
  4. Hygrocybe pratensis (Persoon: Fries) Murril Imenoforo: le lamelle mostrano piccoli "spunzoncini" nelle vicinanze del filo In crop: gruppi di basidi "catturati" dall'obiettivo macro In crop: su un altro esemplare, ancora gruppi di basidi "catturati" dall'obiettivo macro
  5. Hygrocybe pratensis (Persoon: Fries) Murril Imenoforo
  6. Hygrocybe pratensis (Persoon: Fries) Murril
  7. Suillus viscidus (Linnè) Roussel Reperibile a gruppi anche numerosi, esclusivamente presso Larice, è un Suillus dal gambo munito di anello fugace, con imenoforo bruno-grigiastro a maturità (biancastro da giovane), con la cuticola pileica molto viscida e vischiosa; cappello dai colori variabili (dal biancastro fino all'ocra-grigio, con toni anche olivastri); al di sotto dell’anello il gambo presenta punteggiature grigio-brunastre, mentre sopra sono più verdastre. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 516: “È sicuramente uno dei Suillus meno ricercati per le scarsissime qualità organolettiche. Anche in questo fungo, come nella maggior parte delle specie a superficie vischiosa, in particolari situazioni di siccità, la cuticola si può presentare screpolata, formante delle pseudosquamule. Può essere confuso con diverse altre specie di Suillus, tutte parimenti commestibili. Tra i simbionti del Larice il più vicino è sicuramente Suillus bresadolae var. flavogriseus, che ha tonalità pileiche più gialle, pori con riflessi gialli-grigiastri e anello giallo. S. grevillei e S. tridentinus si differenziano facilmente per la colorazione dei pori giallo-arancioni.” Imenoforo
  8. Amanita umbrinolutea (Gillet) Battaille Il cappello con l'alone più scuro sopra le striature dell'orlo Particolare della volva biancastra ma con nette macchie rossastre
  9. Amanita umbrinolutea (Gillet) Battaille Caratteri macroscopici distintivi di questa bella Amanita sono: la volva persistente e carnosa con tonalità rossastre; il gambo liscio, bianco come colore di fondo ma sovente coperto da fioccosità o zebrature concolori al cappello (da ocra-grigiastro a bruno-grigiastro con eventuali sfumature olivastre); l'alone (non in tutti gli esemplari sempre evidente) più scuro presente sull'orlo del cappello in corrispondenza della parte superiore della striatura; l’habitat presso conifere (Peccio e Abete bianco in particolare) eventualmente miste a Faggio. La simile Amanita submembranacea le è simile per la colorazione pileica ma ha velo generale di differente colorazione (biancastro o grigiastro) e quindi presenta volva biancastra (con parte interna grigiastra), così come sono biancastre le eventuali placche residue sul cappello.
  10. Amanita submembranacea (Bon) Gröger Primordio Particolare della volva
  11. Amanita submembranacea (Bon) Gröger Relativamente comune nei boschi montani di conifere, più rara sotto latifoglia. Il colore del cappello è di solito bruno, con eventuali sfumature grigio-olivastre. Orlo pileico di colore più sbiadito, fino a biancastro, con striature evidenti; gambo cilindrico e slanciato che va attenuandosi verso l’alto; anello assente (per la verità sarebbe presente, ma non visibile, lacerato e dissociato in pezzetti friabili depositati alla base del gambo, all'interno della volva). Il velo generale è bianco o bianco-grigiastro, non annerente; le placche sul cappello e la volva hanno quindi tali colori. La volva è di consistenza submembranacea, più o meno friabile, aderente al gambo alla base ma libera all'orlo e si presenta con l'interno più scuro rispetto alla superficie biancastra esterna. Dal TUTTO FUNGHI pag. 340: “La presenza di striature al margine del cappello e l’assenza dell’anello la distinguono facilmente dalle Amanita mortali, tra cui la pericolosa Amanita phalloides. Le sono simili l'Amanita lividopallescens che cresce sotto latifoglia, è più pallida e ha le striature sul bordo del cappello più lunghe e meno marcate, e l'Amanita umbrinolutea che si distingue per il cappello colorato a zone concentriche, scuro al centro e pallido sul margine, per il gambo macchiato del colore del cappello e per la volva con evidenti sfumature rossastre. Assomiglia anche all'Amanita ceciliae che, oltre ad essere più robusta, è ricoperta in modo molto più evidente da resti grigiastri del velo generale. L’Amanita fulva ha l’interno della volva rossastro, una cuticola brillante, da arancio fulvo a rosso-mattone, più scuro al centro e una volva sottile, piuttosto alta. Amanita vaginata ha colori che a seconda della varietà vanno dal bianco al grigio cenere o al grigio piombo e taglia generalmente più piccola.”
  12. Boletopsis leucomelaena (Pers.) Fayod Tubuli decorrenti sul gambo
  13. Boletopsis leucomelaena (Pers.) Fayod Il contrasto cromatico tra imenoforo e gambo
  14. Boletopsis leucomelaena (Pers.) Fayod Specie non comune, reperibile nei boschi di conifere. Caratteristico l'imenoforo con tubuli e pori inizialmente bianchi, poi grigiastri che contrastano decisamente col resto dello sporoforo. Il cappello ha cuticola secca al tatto, con colorazioni da grigio a bruno scure, anche nerastre, eventualmente con riflessi violacei. La carne, rosa al taglio, è dolce; quest'ultimo carattere separa tale specie da Boletopsis grisea che fruttifica nello stesso habitat ma ha carne dal sapore amaro, oltre ad avere colorazioni più pallide. Il nome del Genere Boletopsis deriva dal termine Boletus e dal greco ópsis = aspetto, somiglianza: infatti per l’imenoforo a tubuli e pori può ricordare un boleto; tuttavia questo Genere non fa parte della Famiglia Boletaceae (Ordine Boletales) con spore lisce, per lo più fusiformi o ellittiche, bensì della Famiglia Bankeraceae (Ordine Thelephorales) a causa della forma angolosa delle spore delle sue specie.
  15. Clavariadelphus truncatus (Quél.) Donk Fruttifica nei boschi di conifere; ha carne nettamente dolciastra, bianca ma che reagisce al colore rosso a contatto dell’idrossido di potassio (KOH). Nel caso di ritrovamento in boschi misti, può essere confuso con Clavariadelphus pistillaris che cresce sotto latifoglia: l'assaggio toglie ogni dubbio in quanto Clavariadelphus pistillaris ha carne dal sapore amarognolo fino a nettamente amaro; inoltre la carne bianca di Clavariadelphus pistillaris ha reazione negativa all’idrossido di potassio. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 181: “I funghi del Genere Clavariadelphus sono comunemente chiamati Mazze d’Ercole per la loro forma a clava; la loro curiosa forma e bellezza ha da sempre attratto i cercatori.”
  16. Agaricus augustus Fr. Dal TUTTO FUNGHI pag. 320: “Facilmente riconoscibile per le sue dimensioni, spesso notevoli, e per le squamette concentriche sul cappello che, sovente, si intravedono già nei giovani esemplari, nonché per la sua tendenza a macchiarsi di giallo sul cappello e sul gambo alla manipolazione. Si tratta di un buon commestibile, di discreta resa grazie alla sua carnosità, anche se l’odore di mandorle, molto pronunciato in questa specie, potrebbe risultare nauseante.”
  17. Catathelasma imperiale (Fr.) Singer Particolare dell'orlo arrotolato in un giovane esemplare Particolare del doppio anello presente sul gambo
  18. Catathelasma imperiale (Fr.) Singer A sinistra un esemplare ormai al culmine della maturità; a destra la sezione di un esemplare immaturo
  19. Catathelasma imperiale (Fr.) Singer È chiamato volgarmente fungo patata per la sua crescita semiipogea (almeno da giovane) e per la consistenza soda della sua carne. È caratterizzato da un doppio anello: quello superiore è striato e discendente ed è residuo del velo parziale che protegge le lamelle nel giovane, quello inferiore è ascendente e risulta essere l'apice dell'armilla (residuo del velo generale) che inguaina il gambo. Altra caratteristica è data dall'orlo del cappello: nettamente arrotolato nei giovani esemplari, per poi passare attraverso le varie tipologie (involuto, arrotondato) arrivando a maturità ad essere completamente disteso. Il cappello si presenta convesso-pulvinato all'inizio, poi si apre sempre più fino a diventare a maturità appianato o anche depresso. La cuticola a maturità è dissociata in areole irregolari e grossolane. La carne, bianca immutabile, ha un forte odore di buccia di cocomero con nota farinacea e sapore un poco acidulo. Specie dalle dimensioni considerevoli e dalla carne compatta, è abbastanza ricercata e raccolta per la conservazione sott’olio o sott’aceto; non adatto ad altri usi culinari per l’odore non a tutti gradito. Può confondersi con il raro Tricholoma colossus per la stazza, la crescita semiipogea, la compattezza della carne e le colorazioni. Quest’ultimo, tuttavia, è mancante di anello e di armilla e ha carne bianca ma virante lentamente al crema-rosato e poi al bruno-rosato. Due esemplari non ancora maturi Particolare del velo parziale intatto che ancora protegge le lamelle; è peraltro già presente l'anello inferiore, apice dell'armilla che riveste il gambo
  20. Peckiella deformans (Fr.) Maire Si tratta di un ascomicete che si sviluppa come parassita su alcune specie dei Generi Russula e Lactarius; durante il suo sviluppo aggredisce alcune parti del fungo parassitato impedendone una crescita regolare. Peckiella deformans che ha attaccato e in parte distrutto le lamelle di un Lactarius deterrimus
  21. Ramaria cfr. largentii Marr & Stuntz Particolare degli apici delle ramificazioni
  22. Cystoderma fallax A.H. Smith & Singer Particolare dell'armilla e dell'anello membranoso e persistente
  23. Cystoderma fallax A.H. Smith & Singer Cystoderma fallax ha colorazione ferruginosa, ocra, bruno-giallastra; è relativamente comune nelle radure muschiose delle foreste di conifere (soprattutto di Peccio in zone alpine). Come tutte le Cystoderma presenta un unico velo generale che riveste tutto il giovane sporoforo; quando lo sporoforo cresce il velo si lacera al margine del cappello, rimane avvolto al gambo come una calza (armilla) formando anche una specie di anello e rimane presente sulla cuticola pileica sottoforma di granulosità forforacee o finemente squamulose riscontrabili (data la stessa origine) anche sull’armilla. Poiché il velo generale di Cystoderma fallax è assai membranoso e resistente, la sua armilla è persistente e membranosa così come l’anello. Per i cromatismi e per l’habitat di distribuzione è specie confondibile con Cystoderma amianthinum che, macroscopicamente, ha dimensioni minori, colori più pallidi e, soprattutto, armilla meno decorata e assai friabile con anello fugace e friabile anch’esso. Dal TUTTO FUNGHI pag. 295: "Il Genere Cystoderma è contraddistinto da specie che presentano la superficie pileica decisamente granulosa, da cui il significato del nome: pelle granulosa.”
  24. Hygrophorus erubescens (Fries:Fries) Fries Netto ingiallimento sulla cuticola del cappello
  25. Hygrophorus erubescens (Fries: Fries) Fries Igroforo non comune che fruttifica nei boschi di conifere (più raramente nei misti con latifoglia); è simile al più comune e conosciuto Hygrophorus russula ("lardaiolo rosso") che è esclusivamente tipico di latifoglia. Può aiutare nella distinzione tra le due specie il sapore della carne: da poco a nettamente amara in H. erubescens, nullo o leggermente amarognolo in H. russula. Inoltre in H. erubescens è presente un ingiallimento più o meno marcato delle superfici per sfregamento o a tempo secco mentre H. russula presenta raramente macchie giallognole sul gambo a maturità. Infine le lamelle: bianco-giallastre o grigiastre con sfumature rosate in H. erubescens ma bianco-rosate con nette macchie di colore vinoso in H. russula. Simile anche a Hygrophorus purpurascens, abbastanza raro anch’esso, che tuttavia è dotato di un anello cortiniforme almeno da giovane, fugace a maturità.
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