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Archivio Micologico

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Tutti i contenuti di Archivio Micologico

  1. Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel; Regione Trentino, Val di Fiemme; Settembre 2005; Foto di Emilio Pini.
  2. Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel; Regione Trentino; Settembre 2005; Foto di Gianni Bonini.
  3. Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel; Regione Trentino; Luglio 2005; Foto di Franco Sotgiu.
  4. Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel; Regione Trentino; Foto di Pietro Curti.
  5. Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel; Regione Trentino; Foto di Pietro Curti.
  6. Leccinum rufum (Schaeff.) Kreisel 1984 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Nome italiano Porcinello aranciato, Porcinello rosso. Sinonimi Leccinum aurantiacum sensu Pilat & Dermek 1974 Leccinum albostipitatum den Bakker & Noordel. 2005 Etimologia Dal latino rūfus = rosso, fulvo, rossiccio, per il colore rossastro che contraddistingue la specie. Cappello Diametro fino a 20 cm, dapprima emisferico, poi disteso, guancialiforme con la cuticola asciutta, opaca, finemente feltrata, si screpola con tempo asciutto, igrofana, molto untuosa con tempo umido, sporgente sul margine. Rosso aranciato con diverse tonalità in funzione dell'umidità e del'habitat. Tubuli lunghi e fini, depressi intorno al gambo, biancastri, poi grigi, facilmente staccabili dal cappello. Pori piccoli, tondeggianti, bianchi poi grigiastri. Gambo Lungo anche fino a 30 cm, da cilindrico a fusiforme o clavato, generalmente attenuato in alto. Bianco, spesso con sfumature bluastre alla base. Molto consistente nel fungo adulto, caratteristicamente ricoperto di squame bianche che virano lentamente al rosso mattone, fino a raggiungere un colore rosso brunastro o grigio-brunastro. Carne Bianca che all'aria scurisce al grigio-viola. Tenera nel cappello, più soda e fibrosa nel gambo che vira al verde-blu scuro. Odore sottile, fungino, sapore delicato, un poco acidulo. Habitat Fungo caratteristico del Pioppo sia Populus tremula L. che Populus alba L., è molto diffuso sia sull'Appennino, dove cresce nel tardo autunno con tempo fresco e umido, che sulle Alpi dove nasce fino da agosto. Raro nella tarda primavera-inizio estate. Cresce caratteristicamente in gruppi di più esemplari, entro un raggio di qualche metro. Commestibilità e tossicità Commestibile saporito, la carne cotta conserva il colore nerastro. Il gambo, come in tutti i Leccinum, deve essere scartato perché troppo coriaceo e quindi sicuramente indigesto. Osservazioni Fungo inconfondibile per il portamento slanciato, per le squame rosso-brunastre che contrastano col bianco del gambo sottostante, per il bel colore del suo cappello, rosso o bruno nelle diverse tonalità e combinazioni, per la crescita sotto Pioppo. I Porcinelli rossi nel loro insieme sono funghi conosciuti e raccolti da sempre e vengono chiamati genericamente rufus. Leccinum vulpinum, che cresce legato alle conifere, con cromatismi del cappello di un rosso maggiormente intenso, più cupo, con decorazioni sul gambo bruno nerastre fin dall'esordio, sempre commestibile. Specie simili Viene considerato il portabandiera dei Leccinum rossi che contano numerose specie molto simili, tutte commestibili, che si distinguono l'una dall'altra soprattutto per l'habitat. Leccinum vulpinum Watling, ha cappello rosso mattone o bruno ruggine cresce sotto Pinus. Pressocché identico al Leccinum piceinum Pilát & Dermek che molti considerano essere sempre un Leccinum vulpinum, e che viene differenziato da altri per la colorazione pileica più brunastra e per la crescita sotto Picea spp. Leccinum aurantiacum (Bull.) Gray = Leccinum quercinum (Pilát) E.E. Green & Watling, con colorazioni più vivaci, con squame rossastre e generalmente più massiccio di Leccinum rufum, nasce sotto latifoglie diverse dal Populus. Note nomenclaturali Specie identificata nel 1774 dal micologo tedesco Jacob Christian Schäffer il quale gli diede il nome di Boletus rufus. In seguito nel 1984 la specie è stata ricombinata nel genere Leccinum da Hanns Kreisel, binomio attualmente prioritario. Si evidenzia che la specie ha avuto negli anni alcuni fraintendimenti nomenclaturali, infatti per molti anni il fungo in questione, ovvero la specie che si associa ai boschi mesofili è stata conosciuta come Leccinum aurantiacum (Bull.) Gray. L’errore interpretativo che perdura attualmente in alcune pubblicazioni, si è presumibilmente originato a partire dalla monografia sui boleti europei di Pilat & Dermek (1974). I due autori cecoslovacchi hanno infatti assegnato l’epiteto di Leccinum aurantiacum alla specie mesofila con gambo bianco e legata ai pioppi, ma se si risale all’interpretazione originale di Bulliard e alla relativa iconografia si potrà verificare che per Leccinum aurantiacum l’autore francese intendeva una specie con squame rossastre sul gambo e legata a svariate latifoglie in ambiente termofilo (ossia la specie che in tempi moderni abbiamo chiamato Leccinum quercinum (Pilát) E.E. Green & Watling). Di conseguenza, essendo l’interpretazione originale quella che conta, il nome corretto e prioritario per questa entità che si associa ai boschi termofili è Leccinum aurantiacum (di cui Leccinum quercinum diviene automaticamente sinonimo); mentre il Leccinum aurantiacum sensu Pilat & Dermek deve essere necessariamente chiamato in altra maniera. Den Bakker & Noordeloos lo hanno nominato Leccinum albostipitatum nel 2005 ma in realtà esiste un nome di origine antica disponibile, ossia Leccinum rufum e quest’ultimo dovrebbe essere quindi utilizzato per designare la specie. Bibliografia PILÁT, A. & DERMEK, A. 1974. Hríbovité huby. Československé hríbovité a sliziakovité huby (Boletaceae – Gomphidiaceae). Veda, Bratislava. GELARDI, M. 2017. Corso di aggiornamento tassonomico sull’ordine boletales in Italia alla luce dei nuovi orientamenti filogenetici molecolari. AMB-Bolzano. Scheda realizzata dal CLR Micologico di AMINT. Si ringrazia Matteo Gelardi per la consulenza sulla nomenclatura di alcune specie del genere Leccinum. Regione Lazio; Ottobre 2012; Foto Felice Di Palma.
  7. Lasiosphaeria ovina (Pers. : Fr.) Ces. & De Not. 1863 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Sordariomycetes Ordine Sordariales Famiglia Lasiosphaeriaceae Foto e Descrizioni Cresce su legno marcescente di varie essenze, si presenta con l'aspetto di piccoli globi biancastri, pruinosi, dotati di stroma, l'apertura sulla parte superiore da cui fuoriescono le spore giallastre. Osservazioni in blu di Cresile. Maggio 2011; Foto di Tomaso Lezzi. Periteci a forma di piccoli globi biancastri, pruinosi, dotati di stroma, l'apertura sulla parte superiore da cui fuoriescono le spore. Aschi e parafisi. Spore settate, con guttule di varie dimensioni. Appendici alle estremità delle spore.
  8. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Lombardia, Valle Camonica; Agosto 2013; Foto di Lorenzo Martinelli.
  9. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Friuli Venezia Giulia; Settembre 2012; Foto di Nicolò Parrino.
  10. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Emilia Romagna; Settembre 2009; Foto di Roberto Tosi.
  11. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Toscana; Agosto 2009; Foto di Alessandro Francolini. Lignicolo parassita che continua a fruttificare come saprotrofo anche dopo la morte dell’ospite; di preferenza su legno di latifoglie ma anche su conifere. Inconfondibile per alcuni caratteri tipici: colorazione giallo-arancio molto vistosa negli esemplari giovani (a maturità tende a sbiadire; così come si presenta con colori meno vivaci quando fruttifica su conifere); margine ispessito, di colore giallo citrino, molto ondulato, lobato e vellutato superficie sterile più o meno rugosa o bitorzoluta, di un bel colore giallo aranciato (giallo-rosa negli esemplari giovani; giallo chiaro negli esemplari vetusti e disidratati) superficie poroide di colore giallo zolfo (da cui il nome), con pori molto piccoli caratteristica carnosità ed elasticità negli esemplari freschi; fragilità e leggerezza negli esemplari essiccati. Fungo considerato da alcuni estimatori commestibile, ma solo dopo adeguata e prolungata cottura, vedi pagina di micotossicologia: Gruppo 3 Su legno di Castagno. Margine ispessito e ondulato, di colore giallo limone; superficie sterile di colore giallo-arancio, leggermente rugosa. Superficie poroide di colore giallo zolfo; pori molto piccoli. Particolari della sinuosità del margine.
  12. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Lombardia, Valle Camonica; Luglio 2011; Foto di Lorenzo Martinelli.
  13. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Lombardia, Valle Camonica; Maggio 2011; Foto di Lorenzo Martinelli.
  14. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Trentino; Agosto 2009; Foto di Luigi Minciarelli. Su ceppaia. Macro. Altra prospettiva dello stesso gruppo. Macro. Imenoforo.
  15. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Trentino; Agosto 2009; Foto di Tomaso Lezzi. Macro.
  16. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Trentino; Luglio 2006; Foto di Mauro Cittadini.
  17. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Piemonte; Dicembre 2006; Foto di Gianni Baruffa.
  18. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Trentino; Luglio 2006; Foto di Franco Sotgiu.
  19. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Trentino; Agosto 2005; Foto di Gianni Bonini. Dal basso.
  20. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Regione Trentino Alto Adige; Luglio 2005; Foto di Mauro Cittadini. Particolare.
  21. Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill 1920 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Polyporales Famiglia Fomitopsidaceae Etimologia Dal latino laetiporus = dai semi lisci e sulphureus = attinente lo zolfo, per il colore. Cappello Complesso, formato da più strati sovrapposti, di forma irregolare, che si assottigliano verso il margine. Di grandi dimensioni, raggiunge anche 30-40 cm di diametro e sporge dal tronco ospite anche per 40 cm e più; la superficie è irregolare, vellutata, qualche volta anche zonata, più o meno irregolare, di colore giallo-arancio brillante (giallo-rosa negli esemplari giovani; giallo chiaro negli esemplari vetusti e disidratati). In zona alpina, su conifere, assume solitamente colori molto più chiari, sbiadisce con l’età, il margine si presenta lobato, ondulato, spesso un poco più chiaro. Imenoforo La parte fertile (quella inferiore) è formata da tubuli corti, di colore giallo zolfo, e pori minuti anch’essi sfumati di giallo, che spesso secernono delle goccioline giallastre. Gambo Apparentemente sessile, le mensole del cappello sono invece riuniti in una sorta di pseudogambo laterale, tozzo, che lo tiene ancorato al legno sul quale cresce. Carne Giallastra, tenera nel giovane ma molto tenace e gessosa negli esemplari adulti, diviene fragile e leggera negli esemplari essiccati; odore fungino e sapore non significativo. Habitat Saprotrofo o parassita che continua a fruttificare anche dopo la morte dell’ospite; di preferenza su legno di latifoglie ma anche su conifere, spesso abbastanza in alto sugli alberi; dalla tarda primavera, comune. Commestibilità e Tossicità Commestibilità condizionata al trattamento di prebollitura e completa cottura. Specie simili Meripilus giganteus (Pers.: Fr.) Karsten ha colori pileici molto più scuri e superficie leggermente scagliosa, non vellutata; Polyporus squamosus (Huds.: Fr.) Fr. ha superficie pileica dissociata in grosse squame brune su fondo ocraceo. Alcuni autori riconoscono anche l’esistenza di Polyporus sulphureus var. ceratoniae Risso, che viene volgarmente detto Fungo del carrubo (Ceratonia siliqua L. è una pianta tipica del bacino Mediterraneo, molto diffusa soprattutto in Sicilia e Sardegna), attribuendogli imprudentemente straordinarie caratteristiche organolettiche e considerandolo una prelibatezza, in realtà si tratta semplicemente del Laetiporus sulphureus cresciuto su pianta del Carrubo. Osservazioni In America, dopo studi genetici (Burdsall & Banik, 2001) su numerose raccolte di Laetiporus, sono stati definitivamente separati sei taxa e un intra-taxon: Laetiporus persicinus (Berk.& M.A. Curtis) Gilbertson, Laetiporus cincinnatus (Morgan) Burds. Banik & Volk, Laetiporus huronensis Burds. & Banik, Laetiporus conifericola Burds. & Banik, Laetiporus sulphureus (Bull.: Fries) Murrill, Laetiporus gilbertsonii Burds. e Laetiporus gilbertsonii var.pallidus Burds; la regione geografica e il substrato di crescita sono dati fondamentali ai fini della separazione tra le specie. In Europa il Laetiporus sulphureus complex non è stato ancora revisionato. Bibliografia BURDSALL, H.H. & BANIK, M.T., 2001. The genus Laetiporus in North America. Harvard Papers in Botany. Vol. 6, 1: 43-55. [Data di accesso: 25/01/2015]. Scheda AMINT tratta da Tutto Funghi. Regione Trentino; Luglio 2006; Foto di Mauro Cittadini.
  22. Lactifluus piperatus (L. : Fr.) Roussel; Regione Emilia Romagna; Luglio 2014; Foto di Massimo Biraghi.
  23. Lactifluus piperatus (L. : Fr.) Roussel; Regione Piemonte; Agosto 2014; Foto di Roberto Cagnoli.
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