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Alessandro F

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Tutti i contenuti di Alessandro F

  1. Hapalopilus rutilans (Fr.) P. Karst.; Regione Toscana; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Lignicolo annuale, stipitato o sessile con la caratteristica di avere la carne soffice: prendendolo fra le dita sembra infatti di schiacciare uno strato compatto di gommapiuma. È una caratteristica insolita per le Poliporacee ma comune al Genere Hapalopilus (che, infatti, deriva dal greco hapalós = molle, soffice e pílos = cappello). Si distingue per la colorazione complessiva di colore uniforme (ocra o cannella-brunastro), per la superficie sterile un poco tomentosa e ruvida, non zonata. Tutto lo sporoforo diventa poi leggerissimo una volta essiccato. I pori si presentano da rotondi ad angolosi. Cresce preferibilmente su legno di latifoglie (in particolare Quercia), più raro presso conifere. Altri congeneri sono H. croceus dal color rosso-arancio (rarissimo in Italia) e H. salmonicolor di color arancio vivo anche con sfumature rosate, raro anch’esso e reperito limitatamente all’arco alpino presso Pino. Su un rametto di Cerro Imenoforo In sezione
  2. Fistulina hepatica (Schaeff. : Fr.) With.; Regione Toscana; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Di facile determinazione: la cosiddetta “lingua di bue” si fa riconoscere per l’habitat lignicolo (con preferenza di Quercia e Castagno), per il colore della superficie sterile che ricorda il rosso-fegato (con tonalità più arancio da giovane e più brunastre a maturità), per la forma a mensola (simile a una lingua) sessile o con uno pseudo-gambo laterale e ben radicato nel substrato legnoso. La sua carne è succulenta, spessa ed elastica, di colore dal biancastro iniziale al rosso (con venature più chiare) a maturità; al taglio secerne goccioline rosso-sangue; l’odore è gradevole e il sapore dolce-acidulo. Se tagliata a fettine per la preparazione di un carpaccio, può ricordare delle fette di speck. I tubuli sono ben separabili l’uno dall’altro (carattere insolito per le Poliporacee); i pori sono rotondi e molto piccoli, da biancastri a giallognoli in gioventù ma bruno-rossastri in vecchiaia o per strofinio. Confondibile grossolanamente con qualche Ganoderma: ma questi ultimi hanno superficie dura e laccata con carne dura e legnosa. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 25, Pag. 128: “Discreto commestibile, è uno dei pochi funghi che è possibile mangiare crudo senza correre rischi. Molti apprezzano la sua carne succulenta e leggermente elastica, tagliata a fettine sottili, condita con olio e limone e accompagnata da scaglie di parmigiano (in questo modo non si perde la vitamina C di cui è ricco). Da cotto assume un aspetto e una consistenza molto simile al fegato: possiamo consigliare di friggerlo in padella con le cipolle o arrostito alla brace. Parassita dei Castagni e delle Querce, è agente di carie bruna che si sviluppa molto lentamente: in questo modo il legno continua a vivere, assumendo delle colorazioni bruno-rossastre con sfumature simili a disegni e si indurisce più del normale. Queste due caratteristiche rendono il legname ricercato per utilizzi artistici e ornamentali.” Nell'incavo della base di un Castagno In sezione
  3. Clitopilus prunulus (Scop. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Con lamelle decorrenti (a volte anche adnate in giovani esemplari), fitte, facilmente staccabili dalla carne del cappello, inizialmente bianche, poi rosate e infine rosa-carne per deposito sporale (spore rosa-salmone in massa). Carne più o meno fragile-gessosa, con odore che ricorda l’impasto del pane, a volte anche spermatico. Sapore farinaceo. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 131, Pag. 244: “Habitat pressoché ubiquitario, cresce dall’estate all’autunno nei boschi di latifoglie e conifere; condivide l’habitat del Boletus edulis e del Boletus reticulatus, ed è per questo chiamato “Spia del porcino” in molte regioni. È possibile che venga confuso con le tossiche Clitocybe bianche quali C. rivulosa, C. dealbata e C. phyllophila, le quali presentano però carne elastica, tenace e fibrosa, lamelle bianche o crema e non rosa, odore sgradevole rancido.”
  4. Cystoderma cfr. amianthinum (Scop.) Fayod.; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. La microscopia fugherebbe i dubbi circa la determinazione: tra la rara Cystoderma jasonis (Cooke & Massee) Harmaja (con odore quasi nullo e con presenza di artroconìdi al di sotto della cuticola pileica, inseriti nel contesto dei tessuti) e la simile e più comune Cystoderma amianthinum (con odore cattivo e terroso, con assenza di artroconìdi sotto la cuticola, e con spore più piccole).
  5. Coprinus comatus (Müll. : Fr.) Pers.; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Praticamente inconfondibile per le sue caratteristiche morfocromatiche e ambientali. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 108, Pag. 216: “Delicato commestibile solo se immaturo (lamelle bianche!), da consumarsi appena colto perché si altera rapidamente; in pratica è il solo Coprinus commestibile e, senza eccedere, lo si può consumare anche crudo. Recenti studi hanno messo in evidenza una piccola dose di coprina anche in questa specie; tale sostanza, presente in più alta concentrazione in Coprinopsis atramentaria, è responsabile della sindrome coprinica. È quindi consigliabile evitare, o ridurre al minimo, l’assunzione di bevande alcoliche anche con C. comatus. È veramente ottimo saltato in padella con una noce di burro. Considerato da molti autori il miglior fungo in assoluto.” Due giovani esemplari Altro giovane esemplare Lo stesso, fotografato dopo 2 giorni, ha raggiunto la massima altezza; tuttavia il margine pileico ha già cominciato ad arricciarsi e a liquefarsi (effetto di deliquescenza): in tale stadio non è più commestibile. Dopo un altra giornata, contraddistinta da forti e insistenti piogge che probabilmente hanno accelerato la deliquescenza, rimane ben poco del cappello precedente...
  6. Clitopilus prunulus (Scop. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Novembre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Con lamelle decorrenti (a volte anche adnate in giovani esemplari), fitte, facilmente staccabili dalla carne del cappello, inizialmente bianche, poi rosate e infine rosa-carne per deposito sporale (spore rosa-salmone in massa). Carne più o meno fragile-gessosa, con odore che ricorda l’impasto del pane, a volte anche spermatico. Sapore farinaceo. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 131, Pag. 244: “Habitat pressoché ubiquitario, cresce dall’estate all’autunno nei boschi di latifoglie e conifere; condivide l’habitat del Boletus edulis e del Boletus reticulatus, ed è per questo chiamato “Spia del porcino” in molte regioni. È possibile che venga confuso con le tossiche Clitocybe bianche quali C. rivulosa, C. dealbata e C. phyllophila, le quali presentano però carne elastica, tenace e fibrosa, lamelle bianche o crema e non rosa, odore sgradevole rancido.”
  7. Clitocybe odora (Bull. : Fr.) Kummer; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 56, Pag. 160: “Molto conosciuto e praticamente inconfondibile. Grazie al suo odore forte e persistente di anice se ne può intuire la presenza ancora prima di vederlo. Per questo è facile da determinare anche se si presenta con colori molto sbiaditi o completamente grigi. Il verde è la componente principale del suo colore ed è una pigmentazione piuttosto rara nei funghi. Ovviamente non è dovuto alla clorofilla che è presente solo nelle parti verdi dei vegetali; il colore dei funghi è un elemento utile per la determinazione, ma bisogna ricordarsi che può essere modificato, anche profondamente, dalle condizioni climatiche. Il buon odore di anice ha favorito l'utilizzo di questo fungo per aromatizzare liquori e dolci, ma è pressoché inutilizzabile in cucina per la sua forte intensità; qualcuno pare sia riuscito a utilizzare con successo il fungo nella preparazione del gelato!" Esemplari dalle colorazioni sbiadite a causa delle persistenti piogge; ma dall'intenso odore inconfondibile e forte di anice.
  8. Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Dall’odore forte, aromatico, penetrante, persistente e acuto, “tipicamente da... Clitocybe nebularis” Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 55, Pag. 159: “È stato per anni il fungo più raccolto e commercializzato in Italia, ma la sua tossicità è stata ormai dimostrata con certezza ed è stato cancellato dalle liste dei funghi commercializzabili. Purtroppo viene ancora raccolto e spetta solo ai fungaioli rendersi consapevoli del rischio ed evitare di raccoglierlo e consumarlo. Può essere confuso con Entoloma lividum, velenoso, che può crescere nel medesimo habitat. La principale differenza va ricercata nel colore delle lamelle dei soggetti maturi: queste sono giallastre in C. nebularis e rosa carico in E. lividum, oltre all’odore forte e caratteristico in C. nebularis, deciso di farina fresca in E. lividum.”
  9. Catathelasma imperiale (Fr.) Singer; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. È chiamato volgarmente fungo patata per la sua crescita semiipogea (almeno da giovane) e per la consistenza soda della sua carne. È caratterizzato da un doppio anello: quello superiore è striato e discendente ed è residuo del velo parziale che protegge le lamelle nel giovane, quello inferiore è ascendente e risulta essere l'apice dell'armilla (residuo del velo generale) che inguaina il gambo. Altra caratteristica è data dall'orlo del cappello: nettamente arrotolato nei giovani esemplari, per poi passare attraverso le varie tipologie (involuto, arrotondato) arrivando a maturità ad essere completamente disteso. Il cappello si presenta convesso-pulvinato all'inizio, poi si apre sempre più fino a diventare a maturità appianato o anche depresso. La cuticola a maturità è dissociata in areole irregolari e grossolane. La carne, bianca immutabile, ha un forte odore di buccia di cocomero con nota farinacea e sapore un poco acidulo. Specie dalle dimensioni considerevoli e dalla carne compatta, è abbastanza ricercata e raccolta per la conservazione sott’olio o sott’aceto; non adatto ad altri usi culinari per l’odore non a tutti gradito. Può confondersi con il raro Tricholoma colossus per la stazza, la crescita semiipogea, la compattezza della carne e le colorazioni. Quest’ultimo, tuttavia, è mancante di anello e di armilla e ha carne bianca ma virante lentamente al crema-rosato e poi al bruno-rosato. L'anello doppio all'apice dell'armilla
  10. Cantharellus tubaeformis (Bull. : Fr.) Fr.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Il suo imenoforo è costituito da pliche e nervature ramificate ed anastomizzate, decorrenti sul gambo ed abbastanza evidenti da apparire come delle lamelle; il colore di queste pseudolamelle varia dal giallo-grigio nei funghi giovani, ad un giallo più brunastro negli esemplari adulti e mai con toni aranciati. La sua carne è sottile e moderatamente elastica, ha sapore dolciastro, mentre l'odore è debole ed insignificante. L’interno del gambo è cavo. Cantharellus tubaeformis è un bel fungo, molto simile a Cantharellus lutescens Fr. con il quale viene molto spesso scambiato; quest'ultimo si presenta con un cappello frastagliato dalle tonalità più aranciate; l'imenoforo è soltanto venoso, con evidenti toni grigio-arancio ed un gradevole odore che, a volte, evoca frutta, fiori o anche fungino.
  11. Cantharellus cibarius var. cibarius Fr.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini.
  12. Cantharellus amethysteus (Quél.) Sacc.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Simile al più comune Cantharellus cibarius, lo contraddistinguono soprattutto le squamette di colore violaceo-ametista presenti sul cappello.
  13. Calocera viscosa (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Un bel fungo coralloide, molto comune su legno guasto di conifere. I suoi colori ruotano attorno al giallo (giallo oro, giallo cromo, giallo tuorlo) e ravvivano il sottobosco. Un’altra Calocera, questa crescente su legno marcescente di latifoglie e meno comune, è Calocera cornea: stessi colori ma di dimensioni più minute, gregaria ma che si presenta come unico rametto affusolato che finisce con una punta (raramente forcata). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 18, Pag. 121: “Pur essendo morfologicamente di aspetto simile alle specie dei Generi Ramaria e Clavaria, per le sembianze che ricordano gli alberi, Calocera viscosa possiede dei caratteri specifici: la crescita su legno, la vischiosità gelatinosa dei rametti, l’assenza di carne alla base del carpoforo, la differenziano fortemente da tali specie. La sua carne, dapprima elastica, in vecchiaia non marcisce ma si secca diventando dura come un corno.”
  14. Boletus edulis Bull. : Fr.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Esemplare a fine ciclo Esemplari a media maturità Su sponda ripida; perfettamente orientato Esemplare a fine ciclo: su sponda ripida, ma inclinato a causa del peso del cappello che ne sbilancia l'assetto
  15. Boletus edulis Bull. : Fr.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Primordio ("bocciotto" dalle forme tipiche) Esemplari di media maturità, con tubuli ancora biancastri o giallo-chiaro: Esemplari maturi, con tubuli giallo-verdognoli
  16. Imleria badia (Fr. : Fr.) Vizzini nato accanto a Boletus edulis Bull. : Fr.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 200, Pag. 317: “Imleria badia, dalla controversa tassonomia, in passato è stato classificato dai vari Autori ora come Xerocomus [Xerocomus badius (Fr. : Fr.) E.-J. Gilbert, 1931] ora come Boletus [Boletus badius (Fr. : Fr.) Fr., 1821] , presentando caratteristiche morfologiche intermedie tra i due Generi. Tuttavia sulla base di nuovi studi supportati da analisi filogenetiche, è stato recentemente inserito nel nuovo Genere Imleria Vizzini 2014. Imleria badia risulta fino ad ora l’unica rappresentante di questo Genere presente in Italia. Facilmente riconoscibile dalle altre Boletaceae xerocomoidi per la carne bianca leggermente virante a un debole verde-azzurrino passeggero, soprattutto alla giunzione tra cappello e gambo e per la cuticola con colorazione bruna, liscia e untuosetta con tempo piovoso.” ********* Nella foto il particolare ritrovamento di queste due specie: talmente vicine e attaccate che sembrano nascere quasi da una base miceliare comune
  17. Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 117, Pag. 226: “È il fungo più spettacolare e bello alla vista, cresce in numerosi esemplari che danno al bosco un aspetto fiabesco. È fungo velenoso, tanto che un tempo, cosparso di latte, veniva usato per uccidere le mosche (da cui il nome). Questa specie ha diverse varietà e forme come, ad esempio, Amanita muscaria var. formosa, con velo color giallo oro aranciato, comune sotto Eucaliptus, ma spesso negli stessi habitat della varietà tipo.” ******* Il velo generale si deposita sia sul cappello sotto forma di verruche, sia alla base del gambo sotto forma di verruche o perline di varia forma e disposizione. Del velo parziale che all'inizio protegge l'imenoforo rimane evidente traccia sotto forma di anello "a gonnellino" nella parte alta del gambo Particolare dell'anello coreograficamente festonato Gambo bulboso, con la volva (residuo del velo generale) dissociata in cerchi più o meno concentrici di pustole o perline Il velo parziale, in un giovane esemplare, è ancora integro e teso tra l'orlo del cappello e il gambo, a protezione dell'imenoforo Non sempre il cappello è decorato dalle tipiche verruche
  18. Amanita virosa Bertillon; Regione Trentino; Settembre 2017; foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 123, Pag. 233: “Considerato un tempo variante della forma bianca di Amanita phalloides, se ne distingue per il bulbo più pronunciato, il gambo eccentrico e molto decorato, fioccoso, il cappello con una forma spesso irregolare e bilobato, mai completamente disteso, l’anello fragile e obliquo, spesso dissociato. Specie estiva o autunnale, cresce in boschi montani molto umidi di Peccio, Abete, Betulla e Faggio. Nel complesso molto rara ma, ove presente, è localmente abbondante. Velenoso e mortale.” Tra il muschio; con cappello asimmetrico: Altro giovane esemplare; nato in zona umida al riparo del muschio
  19. Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. Robusta Amanita dal cappello rossastro, rosso-brunastro, rivestito di piccole scaglie acute che si stagliano sul fondo per il loro colore grigio, grigio-rosato; anello carnoso, ampio e a gonnellino, striato sulla faccia esterna e posizionato in alto sul gambo; gambo che si allarga verso la base quasi bulbosa, bianco in alto e poi sfumato di rosa scendendo verso la base. La carne è biancastra ma tende ad arrossarsi nelle ferite e nelle contusioni. La volva non è ben visibile: il velo generale alla base si frammenta fin da giovane, lasciando alla base del gambo soltanto residui in forma di protuberanze più o meno accentuate. Contiene tossine termolabili. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 121, Pag. 231: “Discreto commestibile da consumare cotto, contiene tossine termolabili che si disgregano e svaniscono con adeguata cottura. Cotto alla griglia risulterebbe quasi crudo nelle parti interne, con conseguente grave rischio di intossicazioni con sindrome emolitica.”
  20. Armillaria ostoyae (Romagnesi) Herink; Regione Trentino; Settembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. L'Armillaria ostoyae si può riconoscere dalle altre specie del suo Genere per la puntinatura scura sulla faccia inferiore dell'anello. Predilige fruttificare presso conifere. Commestibile con cautela, previa cottura prolungata e senza utilizzare il gambo. Non consumare esemplari che hanno subito gelate, né conservarla congelata da cruda. Per capire se una Armillaria ha subito gelate ed è quindi da respingere, bisogna controllare che la carne sia sempre bianco latte e mai brunastra.” Puntinatura scura nella faccia inferiore dell'anello Primordi (veri e propri "chiodini")
  21. Buoni ritrovamenti Alessandro ****************** Indice della Toscana, mese di Settembre 2017, totale n° 26 specie. Amanita franchetii (Boud.) Fayod; Post # 21 Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Post # 15 Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Post # 20 Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Post # 19 Amanita vaginata (Bull. : Fr.) Vittadini; Post # 18 Artomyces pyxidatus (Pers. : Fr.) Julich; Post # 22 Boletus aereus Bull. : Fr.; Post # 28 Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.; Post # 16 Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 12 Clitopilus prunulus (Scop. : Fr.) Kummer; Post # 2 Fistulina hepatica (Schaeff. : Fr.) With.; Post # 3; 10 Ganoderma lucidum (Curtis : Fr.) P. Karst.; Post # 5 Gymnopus dryophilus (Bull. : Fr.) Murril = Collybia dryophila (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 6 Hapalopilus rutilans (Fr.) P. Karst.; Post # 4 Imleria badia (Fr. : Fr.) Vizzini = Boletus badius (Fr. : Fr.) Fr. = Xerocomus badius (Fr. : Fr.) E.-J.; Post # 8 Leccinum pseudoscabrum (Kallenb.) Šutara = Leccinum carpini (R. Schulz) M.M. Moser ex D.A. Reid; Post # 29 Lepiota cristata (Bolt. : Fr.) Kummer; Post # 24 Lycoperdon perlatum Pers. : Pers.; Post # 26 Macrolepiota konradii (Huijsman ex P.D. Orton) M.M. Moser; Post # 17 Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 9 Megacollybia platyphylla (Pers.) Kotl. & Pouzar; Post # 25 Mycena pura (Pers. : Fr.) P. Kummer; Post # 13 Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 14 Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Post # 7 Suillellus luridus (Schaeff. : Fr.) Murril = Boletus luridus Schaeff. : Fr; Post # 27 Xerocomus subtomentosus (L. : Fr.) Quélet; Post # 11; 23
  22. Russula sp. (forse una Russula aurora Krombh.) che non valeva la pena di fotografare se non fosse per il suo gambo con una evidente malformazione che "imita" un anello; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini. ******************************** Indice della Toscana, mese di Luglio 2017, totale n° 18 specie. Amanita excelsa (Fr. : Fr.) Bertill.; Post # 8 Amanita pantherina var. abietum (E.-J. Gilbert) Neville & Poumarat; Post # 9 Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Post # 13 Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.; Post # 16 Butyriboletus appendiculatus (Schaeff.) D. Arora & J.L. Frank = Boletus appendiculatus Schaeffer; Post # 19 Butyriboletus regius (Krombh.) D. Arona & J.L. Frank = Boletus regius Krombh.; Post # 15 Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini = Boletus calopus Pers. : Fr.; Post # 17 Gyroporus cyanescens (Bull. : Fr.) Quélet; Post # 18 Hydnum rufescens Pers.; Post # 2 Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen = Xerula radicata (Relhan) Dörfelt; Post # 10 Lactarius piperatus (Linnaeus : Fries) Persoon; Post # 3 Leccinum crocipodium (Letellier) Watling; Post # 21 Neoboletus luridiformis (Rostk.) Gelardi, Simonini & Vizzini = Boletus erythropus Persoon ss. Fries;; Post # 14 Phallus impudicus L. : Pers.; Post # 4 – 6 Polyporus varius (Pers. : Fr.) Fr.; Post # 12 Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 7; 11; 22 Russula olivacea (Schaeff.) Persoon; Post # 23 Tapinella atrotomentosa (Batsch : Fr.) Šutara = Paxillus atrotomentosus (Batsch : Fr.) Fr.; Post # 20 Non determinati: Russula sp. (con malformazione simile ad un anello); Post. # 24
  23. Russula olivacea (Schaeff.) Persoon; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini. È una Russula tipica soprattutto del Faggio. Di dimensioni importanti, il suo cappello può raggiungere 20 (25) cm di diametro. Il colore del cappello è molto variabile e non sempre rispetta il colore “olivaceo” suggerito dal nome specifico: infatti può variare dal verde-oliva al lilla-verde, dal bruno verdastro fino al rosso vinoso o rosso porpora o bruno violaceo. La cuticola è separabile fino a un terzo del raggio pileico, sovente con rugosità concentriche riscontrabili soprattutto all’orlo del cappello. La sua carne è compatta e soda, con sapore dolce e buono come di nocciola. Lamelle fragili, forcate al gambo, giallo-ocra in età per la maturazione delle spore che, in questa specie, producono una sporata di colore giallo ocra. Gambo generalmente sfumato di rosa, più raramente tutto bianco; talvolta la sfumatura rosa è relegata all’apice del gambo, subito sotto le lamelle, formando una sorta di alone colorato. Nonostante la carne dolce, è una Russula che contiene tossine termolabili che possono provocare intossicazioni e disturbi gastrointestinali di varia entità. Quindi va considerata specie tossica se ingerita cruda o poco cotta come accade se cucinata alla griglia o fritta. Come le altre Russula della Sottosezione Olivaceinae (Russula alutacea e Russula vinosobrunnea, anch’esse con carne dolce ma contenenti tossine termolabili) è buon commestibile solo se sottoposta a cottura prolungata (almeno 15 minuti dal primo bollore) in forno o in pentola. Dal nuovo TUTTO FUNGHI, Scheda 165, Pag. 282: “Russula alutacea e Russula vinosobrunnea sono specie molto prossime a questo fungo e sistematicamente collocate nella stessa Subsezione Olivaceinae. La prima è caratterizzata da una taglia più esile, cuticola più brillante, senza corrugazioni concentriche sul cappello; la seconda ha dimensioni inferiori e la sfumatura sul gambo è generalmente laterale.”
  24. Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.
  25. Leccinellum crocipodium (Letellier) Della Maggiora & Trassin.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini. = Leccinum crocipodium (Letellier) Watling "Leccino" legato in simbiosi con latifoglie (Querce caducifoglie, Carpini, Castagni e Faggi). La cuticola tende a divenire screpolata-areolata a maturità, specialmente a tempo secco; il suo colore va dal giallo-ocra (negli esemplari giovani) fino al bruno nerastro (a maturità). Solitamente presenta un gambo sinuoso e curvato, ventricoso ma attenuato sia all’apice che alla base; il suo colore va dal giallo chiaro negli esemplari più giovani a giallo con toni più scuri in età; è coperto da granulosità inizialmente concolori poi brunastre. La carne è bianca ma, al taglio, vira inizialmente al rosa violaceo per poi assumere un colore scuro. Il gambo è giallognolo in gioventù per divenire grigio-ocra a maturità; è cosparso di squamette concolori che tendono a scurirsi. Suoi simili (per le colorazioni del cappello) possono essere Leccinellum lepidum e Leccinellum corsicum; questi ultimi, però, hanno una scarsa tendenza a screpolarsi sul cappello ed hanno habitat diversi: sotto Leccio il L. lepidum e sotto Cisto il L. corsicum.
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